Perquisizione in casa per Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte: che cos'è successo
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Tutto inizia con il pezzo su Il fatto quotidiano, Addio femminismo grazie alle “nipotine” di Murgia. Selvaggia Lucarelli elabora sulla crisi del femminismo italiano dopo la scomparsa di Michela Murgia, sottolineandone la frammentazione interna e le tensioni tra una fascia elitaria e una che si presenta come più radicale.
la newsletter di Selvaggia Lucarelli
Tra la polemica nata dall'invito di Chiara Valerio a Leonardo Caffo, filosofo condannato per violenza, e una stilettata a Elena Cecchettin che “prendeva in prestito le parole della femminista Carlotta Vagnoli per commentare il femminicidio della sorella Giulia” fino alla lettera del femminicida Impagnatiello dal carcere a Giuseppe Cruciani, utilizzato come megafono e portavoce, Lucarelli aggiunge un “breve inciso: proprio ieri, Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte hanno pubblicato delle storie su Instagram in cui affermano di aver subito una perquisizione in casa. Non è escluso che questa fame di “maschio al rogo” non le abbia creato degli inevitabili problemi”.
Ma oltre all'inciso, Lucarelli ha poi scritto della questione sulla newsletter “Vale tutto” che pubblica sulla piattaforma Substack e che, con il titolo “Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte indagate per stalking e diffamazione aggravata”, è giunta via mail agli oltre 95mila iscritti nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 29 gennaio.
Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte: le case perquisite e le indagini
Le abitazioni delle scrittrici e attiviste Carlotta Vagnoli e Valeria Fonte sono state perquisite dalla polizia nelle prime ore del mattino di mercoledì 29 gennaio 2025. La notizia è stata resa pubblica dalle stesse Vagnoli e Fonte attraverso i loro profili Instagram: hanno raccontato l’accaduto descrivendo il sequestro dei loro dispositivi elettronici e, nel caso di Fonte, denunciando di essere stata costretta a spogliarsi e a fare squat di fronte agli agenti. La perquisizione però non sarebbe legata alle loro attività politiche, come inizialmente supposto, ma a un’indagine per stalking e diffamazione aggravata avviata a seguito di due denunce. Oltre a loro, sarebbe stata perquisita la casa di un terzo indagato.
Stando alle fonti di Lucarelli, a denunciare le due attiviste sarebbe stato un giornalista e attivista che nel corso del 2024 avrebbe subito pressioni e, appunto, stalking e diffamazione da parte delle due al punto tale da trovarsi disorientato e in stato confusionale nei pressi della stazione Tiburtina di Roma. In quella circostanza avrebbe chiesto aiuto a un poliziotto che lo avrebbe portato in ospedale dove è stato raggiunto dalla sua compagna. Ed è qui che sarebbero arrivati due uomini delle forze dell'ordine sostenendo di aver ricevuto un'allerta: la compagna, che Lucarelli chiama “Greta” sarebbe in pericolo perché “con un individuo pericoloso”. Cioè lui. La coppia avrebbe però spiegato ai poliziotti che tutto andava bene.
Ma la persecuzione non sarebbe finita lì: Vagnoli, Fonte e un'altra persona coinvolta avrebbero iniziato il primo di una serie di “call out” contro il giornalista e attivista (i call out sono delle "chiamate alle armi": attraverso i social si chiede ai propri followers di esporsi su una determinata questione, in questo caso contro il giornalista). Alla metà di febbraio 2023 l'uomo si sarebbe sentito “assediato, non dormiva più, aveva paura, era angosciato”. E avrebbe anche scritto a Valeria Fonte per chiederle “di smetterla” e minacciando di voler "farla finita”.
Ma Valeria Fonte, la sera stessa, avrebbe pubblicato un post in riferimento a “giornalisti violenti” accompagnato da una propria foto in cui presentava dei lividi. ”Qualcuno lo interpreta come un riferimento al fatto che Fonte sia stata picchiata da quel giornalista abuser”, scrive Selvaggia Lucarelli. Il giorno successivo il giornalista avrebbe “tentato il gesto estremo” fortunatamente evitato dall'intervento di polizia e carabinieri chiamati dalla compagna che tentava di contattarlo senza ottenere risposte e si sarebbe, quindi, preoccupata.
l'inizio della campagna diffamatoria: la chat di gruppo delle attiviste
Tutto sarebbe iniziato l'anno precedente in una chat di gruppo di attiviste a cui partecipa(va?) anche Greta. Lei e il giornalista stavano già insieme ma in una relazione non monogama che sarebbe terminata quando è venuto fuori di un flirt segreto che il giornalista avrebbe avuto con un'altra partecipante della chat (e la non monogamia etica si basa proprio sull'onestà). Greta avrebbe così deciso di chiudere la storia: l'uomo, “innamorato”, scrive Lucarelli, “per qualche ora la chiama ininterrottamente disperato cercando di dirle le sue ragioni”. E Greta si sarebbe lamentata, in chat, di quella pressione.
Dopo aver parlato della rottura e dell'intrigo sentimentale, tra le partecipanti alla chat si sarebbe scatenata una persecuzione nei confronti dell’uomo. Sarebbe stato accusato di essere un manipolatore e un abuser e trasformato in oggetto di una campagna denigratoria che avrebbe avuto conseguenze sulla sua vita privata, digitale (con la perdita di molti followers) e professionale, fino alla cancellazione della sua partecipazione a eventi pubblici e alla diffusione della voce che fosse uno stupratore. Scrive Lucarelli: “una delle donne della chat chiama l’organizzatore di un evento a cui doveva partecipare Samuele (nome di fantasia) e dice che lui è un abuser. Il suo intervento salta”.
Ma sembra che la ex, Greta, a un certo punto lo abbia perdonato, che la relazione si sia ricucita e che quindi abbia cercato di placare le ire del gruppo. Le attiviste della chat però avrebbero continuato nell'operazione di discredito contro di lui, al punto da spingerlo nello stato di forte disagio psicologico che lo avrebbe portato in ospedale dopo la notte in stazione.
Dunque, a seguito di questi eventi, l'uomo avrebbe sporto denuncia per stalking e diffamazione aggravata: dopo alcuni mesi la Procura avrebbe quindi disposto la perquisizione delle case di Vagnoli, di Fonte e di una terza persona coinvolta di cui Lucarelli non fa il nome.
La replica di Carlotta Vagnoli, "i processi non li fa Lucarelli"
Sui social l'attivista e scrittrice racconta della perquisizione, del fatto che ha dovuto, con collaborazione, cedere i propri device alle forze dell'ordine e aggiungendo di sentirsi "incredibilmente serena per più motivi". Il primo, "è legato alla certezza che la magistratura comprenda che le mie azioni sono sempre e ostinatamente avvenute nella più piena legalià ma soprattutto nell'interesse delle istanze per cui mi batto da sempre".
Il secondo motivo: "i processi non li fa Lucarelli in base alle amicizie e soprattutto inimicizie". Carlotta Vagnoli afferma che continuerà a fare ciò che ha sempre fatto nel suo attivismo: dare supporto e ascolto alle vittime di violenza maschile anche quando queste decidano di tornare con i propri abusanti".
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