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Ferie pagate per accudire il cane (o il gatto): in Italia gli animali domestici sono parte della famiglia

Ferie pagate per accudire il cane (o il gatto): in Italia  gli animali domestici sono parte della famiglia
(getty)
Per molte persone il riconoscimento della necessità di prendersi cura di un animale malato è una trasformazione radicale nel concetto di famiglia e delle responsabilità affettive.
di Eugenia Nicolosi

L'Italia riconosce gli animali domestici malati come motivo di assenza dal lavoro (e consente le ferie pagate)? Secondo quanto riportato dal sito britannico Dog Desk Animal Action nell'articolo "Italy Recognises Sick Pets as a Reason for Paid Leave" (il cui titolo non lascia troppo spazio a equivoci) sì.

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L'Italia avrebbe compiuto un passo da gigante nel riconoscimento del ruolo degli animali domestici nella vita delle persone, consentendo ai lavoratori e lavoratrici di assentarsi dal lavoro per assistere un animale gravemente malato senza perdere la retribuzione a fronte di adeguata documentazione veterinaria.

La notizia ha attirato l'attenzione internazionale non soltanto per le sue implicazioni nel diritto del lavoro ma soprattutto per ciò che rappresenta sul piano culturale. Per molte persone il riconoscimento della necessità di prendersi cura di un animale malato riflette una trasformazione più ampia del concetto di famiglia e delle responsabilità affettive.

Dalla storia di una lavoratrice a un cambiamento più ampio

Il dibattito nasce da alcuni casi che di recente hanno ricevuto ampia copertura mediatica, nei quali lavoratori e lavoratrici hanno chiesto permessi per assistere animali domestici sottoposti a cure urgenti o interventi. Secondo l'articolo di Dog Desk Animal Action, questi precedenti avrebbero contribuito a consolidare un orientamento giuridico già presente in Italia, secondo cui i tribunali avevano iniziato a considerare la cura degli animali d'affezione come una questione meritevole di tutela.

In questo contesto viene spesso richiamata la giurisprudenza italiana e, in particolare, una sentenza della Corte di Cassazione (n. 15076/2018) sul riconoscimento del valore affettivo degli animali domestici. La Cassazione ha effettivamente stabilito un principio rivoluzionario, cioè che gli animali domestici sono riconosciuti a tutti gli effetti come componenti del nucleo familiare e parte della sfera affettiva del lavoratore o della lavoratrice. Questo cambiamento ha aperto la strada a tutele legali, sentenze di risarcimento e un nuovo modo di concepire il welfare aziendale.

Sappiamo quindi che il dipendente ha diritto di assentarsi per gravi e comprovati motivi familiari, inclusa l'assistenza al proprio gatto o cane malato ma è necessario presentare un certificato del veterinario che attesti la necessità e l'urgenza dell'intervento o delle cure.

cani e gatti: se sono malati le ferie sono pagate?

In ogni caso sono in discussione in Parlamento proposte per formalizzare specifici giorni di permesso per la cura o il lutto degli animali ma intanto sempre più aziende inseriscono nei propri piani di flexible benefit rimborsi per le spese veterinarie o polizze assicurative per gli animali e molti uffici consentono ai dipendenti di portare con sé i propri animali domestici sul luogo di lavoro.

L'aspetto più interessante della questione riguarda il messaggio culturale che emerge da questo approccio: cani e gatti (ma anche criceti, cavalli, uccelli e altre specie) sono sempre stati considerati principalmente come proprietà dei loro proprietari mentre milioni di persone li considerano membri effettivi della famiglia, sentendosi più compagni di viaggio e responsabili del loro benessere quotidiano e delle loro cure mediche.

In quest'ottica, la cura non viene vista come una scelta facoltativa, ma come un dovere morale come lo sarebbe se in casa, malata, ci fosse una persona. 

animali domestici (tutti) sono "come membri della famiglia"

I sostenitori di questo orientamento evidenziano anche i possibili benefici per il benessere animale, nel senso che quando i proprietari non hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro, possono essere costretti a rinviare visite veterinarie, interventi chirurgici o periodi di assistenza post-operatoria. Al contrario, consentire ai lavoratori di dedicare tempo alla cura degli animali potrebbe favorire interventi veterinari tempestivi, quindi migliori possibilità di recupero dopo malattie o operazioni, quindi una riduzione delle situazioni di abbandono e un rafforzamento del legame tra persone e animali.

Da questa prospettiva, la questione non riguarda esclusivamente i diritti dei lavoratori, ma anche la prevenzione della sofferenza animale e la promozione di una cultura della responsabilità. Ora è ovvio che indipendentemente dagli aspetti diciamo tecnici e giuridici, la discussione sollevata da questa vicenda mostra come il rapporto tra esseri umani e animali stia assumendo un'importanza sempre maggiore: se in passato la cura del cane o del gatto era considerata una questione privata, oggi viene sempre più spesso vista come una responsabilità che merita attenzione anche da parte delle istituzioni e del mondo del lavoro. Benissimo così.