"Better Man": la vera storia di Robbie Williams dietro al biopic in cui è interpretato da una scimmia
Better Man è il titolo del biopic che ripercorre la straordinaria vita di Robbie Williams, leggenda del pop ed ex membro dei Take That. Ma oltre a raccontare ascesa, caduta e rinascita, il film introduce un’idea sorprendente: Robbie è interpretato da una scimmia.
Robbie Williams presenta "Better Man", il biopic autobiografico in cui lui è una scimmia
Di cosa parla Better Man, il biopic su Robbie Williams?
Il film segue una struttura classica, coprendo l’intera traiettoria di Robbie Williams: dagli esordi come giovane promessa del brit-pop nei Take That, fino al successo da solista. Lo spettatore viene immerso nei momenti chiave della vita del cantante, dalla rottura con la boyband al successo internazionale, fino al lato oscuro fatto di dipendenze e riabilitazione. Un viaggio che culmina nella ricerca di redenzione e del significato di essere, appunto, “un uomo migliore”.
Ma la vera novità sta nel fatto che Robbie è interpretato non da un attore in carne e ossa, bensì da una scimmia in computer grafica, simile a quelle viste nei moderni remake di Il pianeta delle scimmie. Questa scelta, apparentemente bizzarra, dà al film una profondità simbolica che trascende la semplice narrazione biografica.
Quando esce e dove vedere Better Man?
Se siete curiosi di scoprire la vita di Robbie Williams e capire come la scelta della scimmia contribuisca a raccontarla, l’attesa è breve. Better Man arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio 2025.
Un biopic vecchio stampo con una colonna sonora tutta Robbie Williams
A differenza di molti biopic contemporanei che si concentrano su un momento preciso della vita del protagonista, Better Man adotta un approccio più tradizionale, abbracciando l’intera carriera di Robbie. La colonna sonora è ovviamente composta dai suoi successi più iconici. Visivamente, il film si ispira ai musical classici che raccontano il dietro le quinte dell’industria dello spettacolo, come Cantando sotto la pioggia o All That Jazz. Ma lo fa con un’estetica moderna, evocando i videoclip degli anni ’90 attraverso l’uso di colori saturi, luci sognanti e una fotografia che simula la grana della pellicola: una vera e propria nostalgia visiva per i fan di vecchia data.
Ci sono anche gli Oasis
Un momento chiave del film è l’incontro (o scontro) simbolico con i fratelli Gallagher degli Oasis. Nel biopic, i Gallagher fanno una breve ma memorabile apparizione, raffigurati con un’attenzione ai dettagli che li rende immediatamente riconoscibili, persino dalla loro camminata.
Perché Robbie Williams ha scelto di essere interpretato da una scimmia?
La scelta di far interpretare Robbie Williams da una scimmia potrebbe sembrare un vezzo creativo, ma è tutt’altro che casuale. Lo stesso Williams ha dichiarato: “La scimmia sono io”. Questa frase può essere letta in molti modi, e il film lascia allo spettatore la libertà di interpretarla. La scimmia potrebbe rappresentare il senso di inadeguatezza che il cantante ha provato nella sua vita, come se fosse “meno evoluto” rispetto agli altri. Ma un’altra interpretazione, ancora più potente, emerge dal contesto del film: Robbie è la scimmia ammaestrata dello show business, costretto a esibirsi per il divertimento del pubblico e il profitto dei suoi manager. Le sue performance, i momenti sopra le righe e persino le cadute diventano spettacolo, come se fosse un animale in gabbia osservato dai curiosi. L’uso della scimmia amplifica questa metafora, spingendo lo spettatore a riflettere sul prezzo della celebrità.
La vita di Robbie Williams: la vera storia dietro il film autobiografico
Chi è Robbie Williams?
Robert Peter Williams, conosciuto da tutti come Robbie, è un’icona della musica pop e swing britannica. Nato a Stoke-on-Trent il 13 febbraio 1974, la sua parabola di vita è una storia intrisa di successi straordinari, cadute rovinose e rinascite emozionanti. Da membro della boy band Take That a solista di fama mondiale, Robbie ha saputo conquistare il pubblico con la sua voce e il suo carisma, pur affrontando demoni personali che hanno messo a dura prova la sua carriera e la sua esistenza.
Dove tutto è iniziato: i primi anni di Robbie Williams, la famiglia e il sogno di diventare una star
La storia di Robbie comincia in una famiglia modesta. I genitori, gestori di pub, divorziarono quando lui aveva solo tre anni. Questo evento segnerà profondamente il giovane Robbie, che troverà nel padre, noto attore e comico Pete Conway, una figura di ispirazione. A soli dieci anni, accompagnando il padre durante i tour estivi, decide di voler diventare un artista.
Questi anni formativi sono fondamentali: alimentano in Robbie una passione per la musica e il desiderio di un palcoscenico tutto suo. Un giorno, guardando Sinatra cantare My Way, nasce un amore viscerale per lo swing, che tornerà più volte nella sua carriera.
La chiamata al successo: come Robbie è entrato nei Take That
Robbie ha appena sedici anni quando supera un provino per i Take That, diventando il membro più giovane della band. Con successi come Could It Be Magic e Everything Changes, il gruppo si afferma come fenomeno mondiale. Ma dietro le quinte, Robbie comincia a ribellarsi alle regole ferree imposte dal manager Nigel Martin-Smith.
Il suo carattere impulsivo e l’attrazione per la vita sregolata lo portano a conflitti interni con la band. Nel 1995, esasperato e in cerca di libertà creativa, decide di lasciare i Take That, un passo che segna l’inizio di un nuovo capitolo.
Da popstar a solista, i problemi di droghe e alcol e l'amicizia con i fratelli Gallagher
L’abbandono dei Take That non è indolore. Robbie sprofonda in un vortice di droghe e alcol, diventando bersaglio dei tabloid per comportamenti sempre più imprevedibili. Memorabile la sua apparizione al Festival di Glastonbury nel 1995, quando si unisce agli Oasis in uno stato visibilmente alterato. Questo episodio segna anche la fine della sua amicizia con Noel e Liam Gallagher.
Nonostante tutto, il talento di Robbie rimane innegabile. Nel 1997, grazie al supporto di Elton John, entra in riabilitazione e comincia a lavorare al suo primo album da solista, Life thru a Lens. Il singolo Angels lo consacra come artista di successo. Da quel momento, Robbie si afferma come uno dei più grandi solisti del Regno Unito, vendendo milioni di dischi e ottenendo riconoscimenti internazionali.
La disintossicazione: i demoni da affrontare
Dietro il sorriso e il carisma di Robbie si nasconde una battaglia costante con i suoi demoni. Ha affrontato depressione, ansia, obesità, dismorfofobia e una grave dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti. In un’intervista, ha rivelato: "Ho vissuto con un buco nero nella mia anima. La fama mi ha salvato e distrutto allo stesso tempo."
Questa lotta ha richiesto più ricoveri in centri di disintossicazione, il primo nel 1997 e il secondo nel 2007. Nonostante le difficoltà, Robbie ha trovato forza nella musica e nelle persone che ama, riuscendo sempre a risollevarsi.
L'amore e la famiglia: chi è Ayda Field, la moglie di Robbie, e chi sono i loro figli?
Nel 2006, Robbie conosce l’attrice statunitense Ayda Field, una presenza stabile che diventa la sua ancora. La coppia si sposa nel 2010 nella villa di Robbie a Beverly Hills. Insieme hanno costruito una famiglia numerosa: quattro figli, due dei quali nati grazie a una madre surrogata.
La relazione con Ayda è stata fondamentale per la stabilità di Robbie. In molte interviste, ha dichiarato quanto la moglie e i figli abbiano cambiato la sua prospettiva di vita, dandogli una ragione per combattere contro i suoi demoni.
La riconciliazione con il passato: Robbie e i Take That
Nel 2010, Robbie fa una mossa sorprendente: torna nei Take That per un album di reunion, Progress. L’iniziativa si rivela un successo incredibile, con vendite record e un tour che attira oltre 1,8 milioni di spettatori.
Questa esperienza non solo segna una riconciliazione con il passato, ma dimostra anche la capacità di Robbie di costruire nuovi legami senza rinnegare la sua identità solista. Da allora, mantiene un rapporto positivo con la band, collaborando sporadicamente.
Oggi torna sui nostri schermi con un film che non si accontenta di raccontare la storia di una popstar; vuole esplorare i meccanismi più profondi della fama e dell’identità. Come ha detto lo stesso Williams, “Il vero me non è quello che vedete sul palco”. E forse, nel rappresentare questa verità con un simbolo potente e visivamente impattante, Better Man riesce a raccontare non solo la storia di Robbie, ma anche quella di tanti altri artisti che si trovano intrappolati nel circo dello spettacolo.