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Filippo Turetta rinuncia all’Appello: la lettera in cui accetta l’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin

Filippo Turetta rinuncia all’Appello: la lettera in cui accetta l’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin
Filippo Turetta rinuncia all’Appello: la lettera in cui accetta l’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin  (ansa)
Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, ha scritto una lettera in cui rinuncia all’Appello. Ecco cosa vi è contenuto.
di Maya Artusi Moro

Colpo di scena nel caso Cecchettin-Turetta. A meno di un mese dal processo di secondo grado, Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, ha comunicato di rinunciare all’Appello attraverso una lettera.

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Turetta acccetta l'ergastolo e rinuncia al processo d'appello per il femminicidio di Giulia Cecchettin

La decisione di Filippo Turetta: “Accetto la condanna, sono pentito”

In una lettera manoscritta inviata alla Procura generale, alla Procura ordinaria, alla Corte d’Assise e alla Corte d’Appello di Venezia, il 24enne ha dichiarato di accettare la condanna definitiva, aggiungendo di essere “sinceramente pentito”.

Il processo d’Appello, previsto per il 14 novembre 2025, non avrà dunque luogo per la parte riguardante la sua difesa.

Cosa dice la lettera: nessun sconto di pena, ma un gesto “di resa”

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la rinuncia di Turetta non sarebbe legata a una strategia legale, ma a una scelta personale maturata dopo mesi di tensione e isolamento in carcere. Nella sua lettera, l’ex studente universitario scrive di non voler cercare sconti di pena né attenuanti, e di voler accettare la responsabilità del delitto che ha sconvolto il Paese nel novembre 2023.

Turetta, detenuto nel carcere di Verona, avrebbe spiegato che la decisione nasce da un “clima insostenibile” attorno a lui, aggravato da un’aggressione subita da un altro detenuto, da minacce ricevute in cella e dall’enorme pressione mediatica.

La ferita aperta del femminicidio Cecchettin

L’omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto il 12 novembre 2023, aveva profondamente segnato l’opinione pubblica. Il corpo della 22enne era stato ritrovato dopo giorni di ricerche nelle campagne tra Fossò e Vigonovo, nel Veneziano, mentre Turetta veniva arrestato in Germania dopo la fuga.

Durante il processo di primo grado, la Corte d’Assise di Venezia aveva stabilito che il delitto era stato premeditato, escludendo però l’aggravante della crudeltà.
La condanna all’ergastolo era arrivata a maggio 2025, con la motivazione che l’imputato aveva “pianificato con lucidità l’uccisione”, redigendo perfino una lista di azioni preparatorie.

Le ragioni della rinuncia all’Appello

Fonti giudiziarie spiegano che Turetta avrebbe “alzato bandiera bianca” anche perché Gino Cecchettin, padre di Giulia, aveva finora rifiutato di accogliere la sua richiesta di giustizia riparativa. Un tentativo, avviato tramite i legali, per incontrare la famiglia e assumersi simbolicamente la responsabilità dell’omicidio. Dopo il rifiuto — e dopo l’aggressione subita in carcere — il giovane avrebbe deciso di interrompere qualsiasi iniziativa processuale.
Una scelta interpretata dagli inquirenti come un atto di rassegnazione.

Cosa accadrà ora: il ruolo della Procura

Nonostante la rinuncia di Turetta, il processo d’Appello non verrà cancellato del tutto. La Procura della Repubblica di Venezia ha infatti presentato appello autonomo, chiedendo di riesaminare la sentenza per un punto specifico: il mancato riconoscimento dell’aggravante della crudeltà. Sarà dunque la Corte d’Appello di Venezia a decidere se procedere solo su quel fronte e se la pena dell’ergastolo potrà o meno essere confermata integralmente, senza modifiche di aggravanti.

L’ergastolo come punto finale (ma non per la memoria)

Con la sua decisione, Filippo Turetta accetta formalmente la condanna al carcere a vita, rinunciando a ogni possibilità di riduzione della pena.
Un gesto che arriva in un momento in cui il tema dei femminicidi in Italia resta tragicamente attuale: secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono già oltre 90 le donne uccise da partner o ex partner.

La rinuncia all’Appello non restituisce nulla — né la vita di Giulia, né la serenità di una famiglia che da due anni cerca giustizia. Ma segna, almeno sul piano giudiziario, la chiusura di un caso che ha scosso la coscienza civile italiana.
Resta la domanda più amara: il pentimento espresso nella lettera di Turetta è davvero una presa di coscienza, o solo un modo per uscire dal peso del giudizio pubblico?

In ogni caso, il 14 novembre, in aula, la voce di Giulia Cecchettin continuerà a essere presente — come simbolo di tutte le donne che non hanno potuto difendersi.