Pandoro-gate, quasi due anni di carcere per Chiara Ferragni?
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La richiesta è arrivata in un’aula gremita e silenziosa: un anno e otto mesi di reclusione. È la pena chiesta dalla Procura per Chiara Ferragni, imputata nel procedimento sul cosiddetto Pandoro-gate, l’indagine sulla presunta truffa aggravata legata al pandoro Balocco “Pink Christmas” e alle uova di Pasqua Dolci Preziosi. L’influencer ha raggiunto il tribunale prima dell’apertura ufficiale degli uffici, per entrare lontano da telecamere e fotografi, e in aula ha rivendicato la propria buona fede. Ora la domanda è una sola: cosa rischia davvero?
Chiara Ferragni verso quasi due anni di carcere? La richiesta della Procura
La Procura ha chiesto 20 mesi di reclusione per Chiara Ferragni e la stessa pena per Fabio Maria Damato, allora suo braccio destro nella gestione dei progetti commerciali. Secondo l’accusa, le campagne legate al pandoro Balocco e alle uova di Pasqua Dolci Preziosi avrebbero fatto credere ai consumatori che acquistare quei prodotti contribuisse in modo diretto a iniziative benefiche. L’ipotesi, per gli inquirenti, è che ciò abbia generato un ingiusto profitto per l’imprenditrice, pari a oltre due milioni di euro. Essendo stato scelto il rito abbreviato, la pena richiesta è già ridotta di un terzo. La forbice teorica della truffa aggravata va da uno a cinque anni, ma nel rito alternativo e in presenza di incensuratezza, una condanna non comporta automaticamente il carcere. Ecco perché la misura richiesta è simbolicamente pesante ma tecnicamente molto meno minacciosa.
Chiara Ferragni in aula: la strategie difensiva
Ferragni ha preso la parola con dichiarazioni spontanee, sottolineando di aver agito “sempre in buona fede” e ribadendo che “nessuno ha mai lucrato”. La linea difensiva punta su due elementi centrali: il ruolo reale dell’influencer rispetto al lavoro dell’agenzia e la trasparenza contabile delle operazioni, elemento rafforzato dai 3,4 milioni di euro già versati tra sanzioni, rimborsi e accordi extragiudiziali. I legali, che interverranno alla prossima udienza, punteranno all’assoluzione totale, sostenendo che non c’è mai stato inganno volontario e che il ritorno economico è stato quello tipico delle operazioni commerciali di co-branding, non un profitto mascherato.
Il peso dei risarcimenti già versati: 3,4 milioni come attenuante cruciale
L'imprenditrice ha già coperto integralmente tutti i risarcimenti richiesti dalle autorità competenti e dagli enti coinvolti. Questa scelta ha un valore giuridico rilevante: il risarcimento integrale prima della sentenza, in un reato a carattere patrimoniale, è considerato un fattore attenuante potente, spesso decisivo nel determinare l’esito finale. Anche se la richiesta della Procura resta alta sul piano “politico”, su quello tecnico questi versamenti rendono altamente improbabile una misura detentiva, anche nel caso di condanna.
Gli imputati e le richieste di pena: non solo Chiara Ferragni al centro del caso
Oltre a Ferragni e Damato, è imputato Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, l’azienda produttrice delle uova Dolci Preziosi. Per lui la Procura ha chiesto un anno di reclusione. Tutti e tre hanno scelto il rito abbreviato, segno evidente di una strategia improntata alla rapidità e alla riduzione del rischio. Sul fronte delle parti civili, è rimasta in causa solo Casa dei consumatori: le altre associazioni hanno rinunciato dopo accordi economici extragiudiziali già raggiunti. Questo dato rafforza la tesi difensiva secondo cui il contenzioso sarebbe più di natura interpretativa che realmente fraudolenta.
Pandoro-gate: cosa ruota attorno alle accuse di truffa aggravata
Il cuore dell’imputazione è la presunta pubblicità ingannevole. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’acquirente sarebbe stato portato a credere che il valore del proprio acquisto si traducesse direttamente in una donazione. In realtà le aziende avrebbero fatto beneficenza con stanziamenti già fissati, indipendentemente dal numero di prodotti venduti. La difesa ribadisce che questa modalità è comune nel marketing legato al charity, e che il contenuto informativo era coerente con la pratica corrente del settore. Per la Procura, invece, la comunicazione sarebbe stata ambigua, tanto da configurare la truffa aggravata ai danni dei consumatori.
Cosa succederà ora: le prossime udienze e le possibilità di esito
Il calendario è già fissato: alla prossima udienza interverranno i difensori, mentre l’esito è atteso tra dicembre e gennaio. In caso di condanna, Chiara Ferragni non rischia realisticamente il carcere, ma una pena sospesa, un periodo di messa alla prova o la commutazione in lavori socialmente utili. L’unico scenario realmente negativo sarebbe una sentenza che riconoscesse la piena responsabilità con aggravanti non previste, ma tutto, al momento, lascia pensare a un esito più sfumato.
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