Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
2 minuti di lettura

Nepal in rivolta , l’escalation che ha portato all’incendio del Parlamento

Nepal in rivolta , l’escalation che ha portato all’incendio del Parlamento
(getty images)
Kathmandu brucia: il cuore politico del Nepal è avvolto dalle fiamme mentre le proteste esplodono con violenza. Il blocco improvviso dei social media ha acceso la miccia, ma il fuoco si è spento solo quando il primo ministro è caduto. Tra morti, incendi, e una gioventù che chiede cambiamento, la nazione vive un momento di rottura.
 
di Alice Michielon

Il divieto dei social media come scintilla

Quello che doveva essere un semplice provvedimento tecnico è diventato il detonatore di una rivolta. Venerdì scorso il governo nepalese ha bloccato 26 piattaforme di social media, fra cui Facebook, Instagram e YouTube, sostenendo che le versioni locali non avevano la licenza necessaria per operare. La motivazione ufficiale: contrastare fake news, discorsi d’odio, disinformazione. Per molti manifestanti, però, è stata vista come una libertà fondamentale attaccata

La risposta è stata rapida: giovani, studenti, attivisti, la “Gen Z” nepalese, sono scesi per le strade di Kathmandu venerdì 8 settembre, chiedendo la revoca del divieto e protestando contro la corruzione della classe politica. 

Nepal, le voci della rivolta: "Ho visto uccidere 19 ragazzi come me"

Quando la protesta diventa violenza: bilancio e danni

Le manifestazioni sono degenerati in scontri con le forze dell’ordine: uso della forza, scontri frontali, impiego di lacrimogeni, proiettili in gomma e anche armi da fuoco. Secondo fonti locali e internazionali, almeno 19 persone sono morte lunedì 8 settembre nei pressi del Parlamento durante le proteste; tantissimi i feriti.

Nella giornata successiva, i manifestanti hanno attaccato edifici governativi: il Parlamento è stato incendiato, così come la residenza del primo ministro K.P. Sharma Oli e altri palazzi istituzionali, comprese residenze ministeriali e la casa del presidente. 

Dimissioni politiche e richieste della piazza

Costretto dalle proteste e dalla pressione popolare, il primo ministro K.P. Sharma Oli si è dimesso il 9 settembre. Anche altri ministri non sono rimasti immuni: dal ministero dell’Interno a quello dell’Agricoltura fino alle cariche che più direttamente erano sotto i riflettori delle proteste, diversi membri del governo hanno lasciato l’incarico. 

Tra le richieste crescenti c’è quella di un governo di transizione, maggiore trasparenza, riforme contro la corruzione e garanzie sulle libertà civili, specialmente quella di espressione; i giovani manifestanti chiedono che le promesse non restino parole. 

media_alt
(getty images)

Contesto e implicazioni nazionali

Gen Z, social media e nuove forme di dissenso

Le proteste in Nepal non sono solo l’effetto di una misura contro i social. Sono lo sfogo di una generazione che ha imparato a comunicare, organizzarsi e protestare online, per la quale il blocco di Facebook & co. è stato percepito come un attacco diretto alla cittadinanza digitale. Quella stessa generazione che denuncia nepotismo, corruzione, diseguaglianze, e che spesso si sente tagliata fuori dai vertici del potere. 

Cosa significa per il governo e le istituzioni

Le dimissioni di Oli e dei ministri coinvolti segnano una resa parziale del potere politico alla pressione delle strade. Ma resta il problema del vuoto istituzionale: chi guiderà il Nepal ora? Le richieste per un governo tecnico o di transizione affiorano, ma la partecipazione delle forze armate e la gestione dell’ordine pubblico nei prossimi giorni saranno decisive. 

I timori per i diritti civili e la reazione internazionale

Organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato possibili abusi: uso eccessivo della forza, spari reali contro manifestanti pacifici, arresti arbitrari. Il divieto dei social media è visto come una misura regressiva sulla libertà d’espressione. La comunità internazionale comincia a prendere nota: appelli al dialogo, conteggi delle vittime, pressioni affinché il Nepal garantisca rispetto dei diritti fondamentali. 

media_alt
(getty images)

 

Prospettive: verso cosa va il Nepal dopo il rogo del Parlamento

Il momento della decisione

Nei prossimi giorni il Nepal sarà al bivio. Quanto durerà il periodo di transizione? Chi assumerà la leadership? Le aspettative sono alte: il mondo guarda, la Gen Z reclama visibilità, il governo vacilla. Le risposte che arriveranno non solo definiranno il futuro del Nepal, ma potrebbero diventare un modello per governi in situazioni simili, dove la libertà digitale, la corruzione e la gioventù si incontrano.