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Neomamma licenziata per un pisolino in pausa pranzo: ecco cos'ha deciso il tribunale

Varese: il caso della neomamma licenziata dopo un pisolino durante la pausa pranzo.
Varese: il caso della neomamma licenziata dopo un pisolino durante la pausa pranzo.  (getty images)

La dipendente si era addormentata su un divanetto aziendale durante la pausa pranzo, dopo notti insonni. Ecco cosa ha stabilito il Tribunale...

di Marcella La Cioppa

Una pausa pranzo trasformata in un caso giudiziario destinato a far discutere: è successo nel 2023 a Varese, dove una dipendente neomamma era stata licenziata dopo essere stata trovata addormentata su un divanetto dell’azienda durante la pausa lavorativa. Il Tribunale ha però ribaltato tutto, dichiarando illegittimo il provvedimento disciplinare e condannando l’azienda a versare circa 35mila euro di risarcimento, oltre al Tfr e ai contributi arretrati. Secondo il giudice, infatti, il comportamento della lavoratrice non costituiva una giusta causa di licenziamento, ma al massimo un episodio sanzionabile in modo conservativo.

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Neomamma licenziata dopo il pisolino in azienda

A Varese una vicenda lavorativa è finita davanti al tribunale, dopo il licenziamento di una dipendente amministrativa, sorpresa addormentata all’interno dell’azienda. La donna, 35 anni e mamma da pochi mesi, era stata allontanata dal posto di lavoro nel 2023, ma a distanza di tre anni il giudice ha annullato il provvedimento, riconoscendole un risarcimento economico, il Tfr e i contributi arretrati.

Il riposo durante la pausa pranzo

Secondo quanto emerso durante il procedimento, la lavoratrice aveva deciso di rientrare prima dalla pausa pranzo per concedersi qualche minuto di riposo prima di riprendere il turno. Le notti difficili legate alla gestione del neonato l’avevano, infatti, portata a un forte stato di stress e stanchezza.

La 35enne si era, quindi, recata nell’infermeria dell’azienda, dove si era sdraiata su un divanetto finendo per addormentarsi. I responsabili dell’azienda si erano accorti della situazione, e avevano successivamente avviato il procedimento disciplinare culminato con il licenziamento.

La decisione del tribunale di Varese

Risarcimento da 35mila euro, Tfr e contributi arretrati

Dopo aver ascoltato testimoni e ricostruito nel dettaglio l’accaduto, il Tribunale di Varese ha dichiarato illegittimo il licenziamento. Nella sentenza il giudice ha evidenziato come il comportamento della dipendente non fosse tale da giustificare un allontanamento definitivo dal lavoro.

In un primo momento la donna aveva chiesto di essere reintegrata nel proprio posto di lavoro e, successivamente, ha però rinunciato alla richiesta avendo trovato occupazione in un’altra azienda. Il tribunale ha, quindi, stabilito un indennizzo di circa 35mila euro a favore della lavoratrice, oltre al pagamento del Tfr e dei contributi arretrati maturati nel periodo successivo al licenziamento.