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maternità e salute Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Nausea e vomito in gravidanza: cosa è emerso alla conferenza SIGO–Italfarmaco sul diritto delle donne al benessere

Nausea e vomito in gravidanza: cosa è emerso alla conferenza SIGO–Italfarmaco sul diritto delle donne al benessere
Nausea e vomito in gravidanza: cosa è emerso alla conferenza SIGO–Italfarmaco sul diritto delle donne al benessere  (getty)
Una conferenza organizzata da SIGO con il contributo di Italfarmaco ha svelato ciò che molte donne non sanno: nausea e vomito in gravidanza sono comuni, sì, ma non sono qualcosa da subire in silenzio. E uno dei messaggi emersi potrebbe cambiare il modo in cui vivere quei mesi di "non troppo dolce" attesa.
di Redazione

Per molte donne, la gravidanza non somiglia affatto all’immagine romanticizzata e perfetta che domina l’immaginario collettivo, a partire dai film. A ricordarlo, con dati alla mano, è stata la conferenza organizzata dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), con il contributo di Italfarmaco, un appuntamento che ha posto al centro dell'attenzione la nausea e il vomito in gravidanza (NVP). Un disturbo tanto frequente quanto sottovalutato, capace di compromettere non solo la quotidianità, ma anche la salute psicologica delle future mamme. FEM è stata invitata a partecipare per raccontare un momento di confronto in cui specialisti, associazioni e una voce del mondo dello spettacolo hanno ribadito un messaggio essenziale: le donne hanno il diritto di stare bene e la NVP si può curare.

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Un evento per dare voce a un problema reale: la conferenza di SIGO e Italfarmaco

La conferenza del 13 novembre 2025 è stata un’occasione di dialogo fra professionisti della salute, rappresentanti della SIGO, esperti invitati e Italfarmaco, l’azienda che ha sostenuto lo studio PURITY Extended, una delle ricerche più complete mai condotte in Italia sulla NVP. L’incontro ha messo attorno allo stesso tavolo figure autorevoli di professionisti del settore come Irene Cetin, Elsa Viora, Nicola Colacurci, insieme alla testimonianza emotivamente potente dell’attrice Margot Sikabonyi, nota per il ruolo in Un medico in famiglia.

I contributi hanno offerto uno sguardo multidisciplinare sul disturbo: dalla clinica all’impatto psicologico, dall’evoluzione dei sintomi alla necessità urgente di sensibilizzare sia il personale medico sia la popolazione. All’origine dell’evento, oltre alla SIGO, c’erano anche le associazioni di ginecologi AOGOI e le realtà ospedaliere coinvolte nel grande studio multicentrico. Italfarmaco, dal canto suo, ha ribadito il proprio impegno nel sostenere ricerche e soluzioni terapeutiche sicure e basate sull’evidenza scientifica.

Nausea e vomito in gravidanza: non è “solo un sintomo”, ma un disturbo che va riconosciuto

La NVP colpisce circa il 70% delle donne. Un disturbo che, se ignorato, può durare per mesi – fino al quinto mese nel 40% dei casi – e sfociare nelle forme più gravi come l’iperemesi gravidica. Eppure, come hanno sottolineato gli specialisti, il problema rimane troppo spesso normalizzato. La ginecologa Elsa Viora ha evidenziato come le donne in gravidanza siano spesso “circondate da un ambiente che minimizza” e quindi portate a credere che la nausea sia “qualcosa che devono sopportare”. La professoressa Irene Cetin ha spiegato quanto questa narrazione sia dannosa, ricordando che anche parte del personale medico tende a considerare la NVP come “un semplice segnale che la gravidanza sta procedendo”. Eppure, ha affermato con forza, non è così. Il cuore del suo intervento è stato una parola semplice, ma potentissima: empowerment. Significa dare alle donne la consapevolezza – e il diritto – di chiedere aiuto, di riconoscere il proprio malessere e soprattutto di sapere che esiste una cura.

Nausea e vomito in gravidanza: non è “solo un sintomo”, ma un disturbo che va riconosciuto
Nausea e vomito in gravidanza: non è “solo un sintomo”, ma un disturbo che va riconosciuto  (getty)

Lo studio PURITY Extended: i dati che cambiano la prospettiva

Uno dei protagonisti della conferenza è stato lo studio PURITY Extended, un’analisi prospettica e multicentrica che ha coinvolto 890 donne in 18 ospedali italiani. I dati presentati hanno fatto chiarezza sulla reale dimensione del fenomeno:

  • il 70% delle donne soffre di NVP;

  • una quota significativa manifesta forme moderate (42,3%) o gravi (3,2%);

  • solo 1 donna su 2 riceve un trattamento farmacologico dopo la prima visita;

  • il 40% continua a stare male oltre il quinto mese, soprattutto se la terapia inizia tardi;

  • il 42,3% non riceve alcuna cura farmacologica.

Molto rilevante è anche il dato che riguarda l’accesso alle cure: le pazienti con sintomi più severi arrivano più tardi alla prima visita ostetrica, ritardando l’avvio di un trattamento che invece potrebbe ridurre significativamente la durata e la gravità dei sintomi. Il professor Nicola Colacurci, tra i responsabili dello studio, ha insistito sulla necessità di formare adeguatamente ginecologi, medici di base e tutti gli operatori sanitari che si interfacciano con le donne in gravidanza. È la figura del ginecologo, ha ricordato, a rappresentare il primo riferimento: “Sono loro a dover guidare la donna verso il percorso di cura”, ribadendo l’importanza del diritto al benessere, spesso negato da una narrazione che considera la gravidanza una condizione da vivere “senza lamentarsi”.

L’impatto psicologico: quando la nausea diventa senso di colpa, isolamento e paura

È stato l’intervento di Margot Sikabonyi a dare voce al lato più invisibile della NVP: quello emotivo. La sua testimonianza, intensa e sincera, ha aperto uno squarcio sul vissuto di molte donne che, come lei, durante la gravidanza hanno combattuto con nausea e vomito debilitanti. Margot ha raccontato episodi concreti – come nausee in pubblico e perfino alla prima di uno spettacolo teatrale – e soprattutto il peso psicologico del disturbo: la sensazione di colpa, di non riuscire a nutrirsi e nutrire il proprio bambino, la difficoltà di affrontare la vita quotidiana. Ha parlato anche della paura dei farmaci, un timore diffuso tra molte donne, spesso convinte che qualsiasi trattamento sia rischioso rispetto alla naturalità della gravidanza. Gli specialisti presenti hanno però ribadito che la terapia di prima linea – vitamina B6 e doxilamina, un antistaminico sicuro in gravidanza – è clinicamente testata, ampiamente utilizzata e priva di rischi documentati.

La sua testimonianza ha messo in luce anche un altro tema: la solitudine del post parto. In Italia manca ancora una vera continuità del supporto per le donne dopo la nascita del bambino, nonostante la vulnerabilità psicologica possa prolungarsi ben oltre la gestazione.

La cura esiste (e va comunicata): quali sono le soluzioni oggi disponibili

Gli specialisti hanno illustrato con chiarezza le possibilità terapeutiche. Le linee guida internazionali e l’esperienza clinica concordano: la combinazione doxilamina–piridossina è la prima scelta per la gestione della NVP. Accanto ai farmaci, strumenti come il PUQE Test e l’HELP Score consentono di valutare il livello dei sintomi in modo oggettivo, evitando tanto l’eccessiva medicalizzazione quanto la pericolosa minimizzazione. La corretta valutazione è infatti essenziale per individuare precocemente le forme severe e intervenire prima che la condizione evolva in iperemesi. La parola chiave è tempestività: iniziare la terapia prima riduce la gravità dei sintomi, la loro durata e l’impatto emotivo.

Cosa ci lascia questa conferenza: un nuovo approccio, più umano e più scientifico

L’evento ha evidenziato la necessità di un cambio di paradigma: formare con continuità il personale sanitario, informare correttamente le donne, promuovere un vero empowerment, diffondere terapie sicure e validate e garantire un supporto che non si esaurisca con il parto. Un messaggio chiaro attraversa tutti questi obiettivi: la gravidanza non deve essere una prova di resistenza. Le donne hanno il diritto di stare bene e di ricevere cure adeguate, sempre.