Violenza di genere 2 minuti di lettura

Mobile Angel: durante il dibattito sulla cultura dello stupro, tornano d’uso gli smartwatch antiviolenza

Se è fondamentale e indispensabile pensare a un nuovo approccio di educazione sessuale e affettiva che rieduchi la società e gli uomini, c’è chi si domanda come ci si possa proteggere: perché la società va educata sulla cultura dello stupro, ma nel frattempo?
 

Il caso di Giulia Cecchettin, potremmo dire, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: vuoi per il modo in cui i media hanno raccontato prima la sparizione e poi la morte della giovane ventiduenne, vuoi per il modus operandi dell’omicidio, qualcosa nella coscienza collettiva si è risvegliato. Il dibattito sull’importanza di un’educazione sessuale e affettiva e del contrasto alla cultura dello stupro, infatti, è diventato imperante nella nostra società: a questo, a volte si contrappone l’esigenza o il bisogno sentito di alcune donne di sentirsi protette. 

Ascolto, riparo e supporto: come funziona un centro antiviolenza

Dispositivi antistupro: smartwatch per donne, ma non solo

In questo caso, entrano in gioco i dispositivi antistupro: per alcuni, si tratta di una forma di passo indietro, poiché relegano l’accadere o meno di una violenza alle capacità della vittima di proteggersi; per altri, invece, si tratta di dispositivi che, purtroppo, possono ancora rappresentare uno scudo a cui molte donne non si sentono ancora tranquille a rinunciare. Solo pochi giorni fa, infatti, una giovane di Milano ha utilizzato proprio uno di questi dispositivi elettronici per salvarsi da una situazione che rischiava di finire, ancora una volta, in tragedia.

Dall’orologio antiviolenza al bracciale WinLet

Ci si augura, ovviamente, che l’utilizzo di questi dispositivi perda via via di senso ed effettiva utilità ma, nel frattempo, è giusto rendere informate e consapevoli le donne dei diversi dispositivi che possono essere usati per sentirci più al sicuro. Tra questi, pensiamo per esempio al gadget copri bicchiere che consente di proteggere il proprio drink durante una serata, per evitare che qualcuno possa infilare al suo interno delle sostanze stupefacenti. Esistono poi, come ha raccontato la ragazza del recente caso di Milano, dei veri e propri braccialetti antiviolenza come lo è il braccale WinLet che, attraverso un tocco ripetuto tre volte, possono attivare una sirena ad alta frequenza e contattare i numeri registrati come d’emergenza. Inoltre, il braccialetto WinLet dispone anche di un allarme silenzioso, che può essere attivato tenendo premuto per tre secondi il tasto centrale.

 

Il progetto Mobile Angel

Negli anni, sono stati progettati e sperimentati diversi device antistupro, come il reggiseno di una ricercatrice del MIT di Cambridge nel 2017 o gli slip anti stupro, ideati in India nel 2013. In Italia, ulteriori sperimentazioni simili si sono da poco concluse in diverse città del Paese rispetto all’utilizzo del Mobile Angel, un finto smartwatch da donne che rappresenta in realtà un valido strumento di aiuto in caso di situazioni pericolose. A fine novembre di quest’anno si è conclusa la sperimentazione di 12 mesi di questo orologio, avvenuta a Milano, Napoli e Torino. Come riporta una nota dei carabinieri, “sono stati assegnati 50 braccialetti Smart watch tra Napoli, Milano, Torino e Ivrea a favore di donne in situazioni già segnalate e note all’arma dei carabinieri. Dopo un anno di monitoraggio i risultati ottenuti sono il riscontro di una accresciuta percezione di sicurezza da parte delle vittime e una funzione deterrente dell’apparato emergenziale verso gli aggressori”.

Le note dei carabinieri sull'orologio

Il progetto è stato sostenuto da “la fondazione Vodafone Italia, l’arma dei carabinieri e Soroptimist International club di Napoli, Milano alla Scala, Milano Fondatore e Torino” e non ha presentato criticità, “anche grazie ad un ciclo di formazione degli operatori di Centrale, i quali hanno avuto la possibilità di approfondire le modalità operative dei dispositivi sviluppando, loro stessi, una particolare sensibilità sulle situazioni monitorate. Il beneficio principale del dispositivo è stato quello di restituire maggiore serenità alla vittima, nella consapevolezza di poter contare sul pronto intervento delle pattuglie sul territorio in caso di necessità”, come sottolineano i carabinieri.