"È tutto femmina": la risposta esemplare di Michele Bravi a Vittorio Sgarbi
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Quando la realtà si scontra con personaggi che non riescono a vivere al passo coi tempi attuali, ecco che nascono giudizi e pregiudizi come quelli che Sgarbi ha espresso in diretta televisiva, accusando l'artista Michele Bravi di eccessiva femminilità e riportandoci tutti indietro nel Medioevo. Michele Bravi lo mette a tacere con grazia con una dichiarazione sul suo profilo Twitter.
[[ge:kolumbus:alfemminile:211342]]Le parole di Vittorio Sgarbi
L’edizione 2022 del Festival di Sanremo fa ancora parlare di sé, creando confronti e dibattiti all’interno dei salotti televisivi italiani. Tuttavia, quando particolarmente controversi, alcune di queste discussioni escono dalla cornice della televisione per scontrarsi con la più contemporanea realtà social. Questo il caso dei commenti del critico d’arte Vittorio Sgarbi sotto i riflettori dello studio di “Dedicato”, il programma condotto da Serena Autieri. Parlando della serata delle cover Sgarbi si concentra sull’artista Michele Bravi: “C’era quell’altro che ha cantato Come può uno scoglio, che si chiama Bravi, tutto femmina. Cantava una canzone dedicata ad una donna come se fosse un maschio. Battisti l’aveva scritta per una donna. Lui era un uomo che la declinava al maschile”.
La vittoria televisiva della mascolinità tossica
La conduttrice e gli altri ospiti non sono intervenuti contro questo giudizio anacronistico, lasciando in sospensione le parole del critico e permettendogli di proseguire nella sua dialettica contro questo “clima”, così definisce il nostro periodo storico in cui le differenze di genere, fortunatamente, si stanno assottigliando sempre di più. Sgarbi non si trattiene neppure dal commentare Mahmood e Blanco:
“Non capisco perché due che vanno a cantare si devono baciare, poi fanno finta, devono stringersi toccarsi“.
L’atteggiamento del critico, oltre a palesare una sua incapacità di comunicare con i tempi che corrono, dimostra come ci sia ancora molto lavoro da fare per combattere la mascolinità tossica che esclude agli uomini la possibilità di essere loro stessi, se ciò significa avvicinarsi a delle qualità considerate prettamente “femminili”.
Men in pink: queste star ci dimostrano che il rosa non è un colore da donne!
La scorsa settimana uno dei principali sindacati della Polizia di Stato, il Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), si è lamentato del colore delle mascherine FFP2 rilasciate agli agenti in molte stazioni di polizia del nostro paese. Nella loro lettera di protesta, hanno affermato che il colore rosa dei dispositivi di protezione era “inopportuno” ed “eccentrico” per gli agenti di polizia e che avrebbe potuto compromettere l’immagine dell’istituzione.
il disappunto della polizia sembra nascere dallo stereotipo del colore rosa attribuito dalla società alla donna, dovendo quindi, per forza, rendere un colore sinonimo di un genere. Se il rosa è un colore femminile significa automaticamente che ad esso vengono associati tutti gli stereotipi di genere collegati al "sesso debole", come la fragilità e la delicatezza assolutamente distanti dalla virilità che i poliziotti vogliono giornalmente evidenziare come specchio della loro professione.
Insomma, questo bisogno così palese di non essere associati agli aggettivi o connotati tipicamente femminili e ad un colore che socialmente li rispecchia, sembra essere solamente un altro esempio di mascolinità tossica che, ancora una volta, vede come protagonisti degli uomini spaventati. Spaventati da un innocua mascherina.
Moltissimi sono gli uomini del mondo dello spettacolo ad indossare questo bellissimo colore che, oltre a donargli uno stile unico ed elegante, non è da sempre sinonimo di femminilità ma anzi: storicamente era un colore attribuito agli uomini, grazie alla sua vicinanza con il rosso del sangue e delle battaglie, lo stesso delle camicie e delle divise. Alle donne, al contrario, era assegnato il celeste virginale del velo della Madonna.
Nel 1927 il Time realizzò un sondaggio fra tutti i grandi magazzini e i maggiori negozi di vestiti negli Stati Uniti per sapere quali colori associassero ai vestiti per ragazze. I risultati mostrarono che il blu e il rosa erano ancora del tutto interscambiabili, con una lieve preferenza del rosa per i maschi e del blu per le femmine.
Stiamo vivendo in un’epoca di grandi cambiamenti dal punto di vista sociale, sessuale e culturale, che stanno ridefinendo modelli, confini e qualità legate al genere. Il significato dei colori non è innato ma è frutto di un processo culturale, arbitrario e influenzato dal contesto sociale ed è giunto il momento di liberarsi da queste arcaiche convenzioni.
Sfogliate la gallery per vedere le star vestite con abiti rosa senza assolutamente che esso comporti una connotazione di genere.
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La risposta di Michele Bravi
Di fatti, quando Sgarbi definisce Michele Bravi come “tutta femmina”, non è chiaro dove voglia andare a parare. Avrà preso di mira la voce delicata, gli outfit floreali, la sua eleganza innata, la scelta della cover da eseguire? Qualsiasi sia il motivo, sulla bocca di Sgarbi essere tutta femmina è evidentemente un insulto. La risposta del cantante non si è fatta attendere: su Twitter, senza fare nomi, scrive così:
"Colgo però lo spunto, visto che da ieri mi state mandando un video di una trasmissione dove si accusa la mia eccessiva femminilità, per dire che sono orgoglioso di dare voce a un approccio non giudicante dell’individualità. Non smetterò mai di dire con la mia musica ‘siate completamente voi stessi’. Questa non è una lotta che riguarda la comunità LGBTQ ma ha a che fare con la possibilità di tutti di raccontare al mondo i propri colori. È un segno di civiltà rispettare e accettare opinioni diverse dalla propria ma è un peccato lasciare che giudizi medievali limitino la vostra creatività. Siate creativi sempre”.
Il discorso sul genere oggi
Michele Bravi e Mamhood e Blanco ma anche La Rappresentate di Lista, Achille Lauro e Rosa Chemical: il palco di Sanremo si è trasformato, inaspettatamente, nello specchio più realistico della nostra attuale società e dei cambiamenti culturali che la stanno forgiando. L’esperto di moda Andrea Batilla lo spiega bene sul suo profilo Instagram, parlando di abbigliamento come uno dei veicoli più sinceri dei nuovi e inclusivi principi di genere e fluidità. E sono questi concetti i più utili a combattere lo schema sessista della mascolinità tossica, che inficia tanto gli uomini, privati delle loro libertà, quanto le donne, che si trasformano in un brutto insieme di caratteristiche a cui gli uomini cis non possono essere paragonati, pena il disconoscimento della propria virilità e del proprio stato di uomo. Con persone come Sgarbi a dettare la direzione dell’opinione pubblica il percorso da compiere è ancora lungo, quindi non possiamo che ringraziare i giovani come Michele Bravi, per avere sempre il coraggio di mostrarsi unici.
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