L’intervista di Alessia Marcuzzi, che dopo anni ha accettato che “non si può piacere a tutti”
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“Sono un’appassionata degli anni Ottanta e Novanta e, in fondo, sono una boomer. Il programma me lo sono inventato con Fabrizio Biggio, sposato con mia cugina, che è come se fosse una sorella, e Valerio Palmieri. Ho iniziato a scrivere, la parte più bella in tv è proprio quella della creazione”. Con queste parole inizia a raccontarsi Alessia Marcuzzi nella recente intervista con Repubblica. Lo spunto iniziale della conversazione è il passaggio di Boomerissima, appunto, il programma televisivo da lei ideato e condotto, dai canali Mediaset a quelli Rai.
Gli anni della televisione, per Marcuzzi, sono stati quelli del grande successo, da Mai Dire Gol a Le Iene; nonostante ciò e nonostante la grande popolarità iniziale, a un certo punto del suo percorso la conduttrice ha voluto cambiare direzione, e Boomerissima fa parte di questa nuova rotta: “Non volevo più accettare programmi che non mi somigliavano. Ero cresciuta. Mi sentivo di voler cambiare, il successo è bellissimo: ma ho iniziato a 18 anni. Mi mancava la scrittura, la parte creativa. E sono diventata anche imprenditrice, il piano B è diventato il piano A: mi sono messa a fare borse e creme, per lasciare le aziende ai miei figli. Sono fiera di quello che ho costruito, ho 33 persone che lavorano con me”.
Donne in televisione: una carriera complessa
Nell’intervista, poi, si parla anche di come la costruzione di una carriera e di una propria identità (nel mondo televisivo e non), presenti sempre un grado di complessità in più per le donne. “A noi donne viene sempre chiesto qualcosa in più e siamo giudicate: sulla bellezza, su tutto. Se un uomo fa due figli con donne diverse, va bene. Se una donna, come me, ha due figli con uomini diversi, insomma. Non devo rispondere sulle mie scelte personali. Alle critiche televisive, alle scelte sul lavoro, ci sta. Ma dare spiegazioni sul mio modo di essere donna non lo accetto”.
Alessia Marcuzzi ed "essere se stessi"
Questa forma di consapevolezza sembra essere stata raggiunta da Alessia Marcuzzi dopo anni di lavoro su se stessa: “Amo la leggerezza, che troppo spesso viene confusa come superficialità, invece è una grande dote. Ho avuto tante insicurezze, l’ho capito da adulta. Anche in tv cercavo di essere me stessa. Accettare di non piacere a tutti è una conquista, prima avevo l’ansia… Lo dico anche a mia figlia, Mia, che nella vita il dono è essere unica, non omologarsi. L’importante è piacere a sé stessa e non agli altri”.
Una realizzazione che arriva, anche, dopo alcuni anni di analisi, che l’hanno aiutata tanto. “ Il fatto di non piacere per forza a tutti fa parte di un percorso, ho acquistato sicurezza, la non dipendenza è fondamentale”, spiega. Un concetto che cerca di trasferire anche a sua figlia, Mia: “Le ho detto che deve andare bene a scuola e deve studiare, sogno che diventi una donna libera”.
Follower e hater: il rapporto con i social
Accettare di non poter piacere a tutti è un compromesso con sé stessi a cui ci si deve obbligatoriamente abituare, soprattutto quando si vivono vite, come quella di Alessia Marcuzzi, in cui la visibilità è quotidiana. Ognuno cerca di gestire la propria popolarità in modi diversi, e quelli di Alessia Marcuzzi coinvolgono moltissimo anche i fan. Il suo rapporto con i social e i suoi seguaci, per esempio, è infatti fondato su una “grande complicità”. “Ci sono tanti hater, vanno disarmati: cerco di rispondere con i baci per stemperare l’odio. Sono diventata amica di due o tre donne che scrivevano cattiverie”.
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