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Alessandro Impagnatiello resta in carcere a vita: confermato l'ergastolo per l'omicidio di Giulia Tramontano, ma esclusa la premeditazione

Il funerale di Giulia Tramontano l'11 giugno 2023 

Se avete seguito il processo per l'omicidio di Giulia Tramontano, oggi è arrivata la sentenza d'appello. Alessandro Impagnatiello dovrà scontare l'ergastolo, ma con una differenza importante rispetto al primo grado.

La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato oggi, 25 giugno 2025, la condanna all'ergastolo per Alessandro Impagnatiello, reo confesso dell'omicidio della compagna Giulia Tramontano e del loro figlio non ancora nato. Una decisione che chiude definitivamente le speranze della difesa di ottenere una riduzione della pena, ma che presenta una modifica sostanziale rispetto alla sentenza di primo grado.
Il 31enne barman, già condannato in primo grado il 25 novembre 2024, ha visto confermata la pena massima prevista dall'ordinamento italiano. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno escluso l'aggravante della premeditazione, riconosciuta invece nel processo di primo grado. Una decisione che non modifica la pena finale ma che ha implicazioni giuridiche significative.

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La sentenza d'appello: ergastolo confermato ma senza premeditazione

La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha impiegato diverse ore per giungere alla decisione finale. I giudici hanno confermato l'ergastolo per Alessandro Impagnatiello, ma hanno escluso l'aggravante della premeditazione che era stata riconosciuta in primo grado.
Questa modifica, pur non incidendo sulla durata della pena che rimane l'ergastolo, rappresenta un elemento importante dal punto di vista giuridico. L'esclusione della premeditazione significa che i giudici d'appello hanno ritenuto che l'omicidio non sia stato pianificato in anticipo, ma sia avvenuto in un momento specifico senza una preparazione precedente.

Le reazioni in aula: il dolore della famiglia Tramontano

Presente in aula la famiglia di Giulia Tramontano, che ha seguito con tensione la lettura della sentenza. I familiari della 29enne, uccisa al settimo mese di gravidanza, hanno accolto con sollievo la conferma dell'ergastolo, pur rimanendo delusi per l'esclusione della premeditazione.
Il padre di Giulia, Franco Tramontano, ha dichiarato: "Giustizia è fatta, anche se non riporterà mai indietro nostra figlia e nostro nipote". La famiglia ha sempre sostenuto che l'omicidio fosse stato premeditato, considerando le numerose bugie raccontate da Impagnatiello nei mesi precedenti il delitto.

Il delitto che ha sconvolto l'Italia

Il femminicidio di Giulia Tramontano risale al 27 maggio 2023. La 29enne, incinta di sette mesi del piccolo Thiago, fu uccisa dal compagno Alessandro Impagnatiello nell'appartamento che condividevano a Senago, nel Milanese. Il corpo della donna fu poi dato alle fiamme e abbandonato in una zona boschiva.
Il caso scosse profondamente l'opinione pubblica italiana, diventando simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Giulia era una giovane donna che aveva scoperto da poco il tradimento del compagno con una collega e che stava per diventare madre per la prima volta.

Tanti gli omaggi per Giulia e Thiago  

Le menzogne di Impagnatiello

Durante le indagini emerse il quadro di una relazione caratterizzata da continui inganni. Impagnatiello aveva mantenuto per mesi una doppia vita, frequentando contemporaneamente Giulia e una collega di lavoro. Quando Giulia scoprì il tradimento, l'uomo iniziò a raccontare una serie di bugie sempre più elaborate per nascondere la verità.
La sera dell'omicidio, Impagnatiello attirò Giulia in casa con il pretesto di chiarire la loro situazione. Invece di affrontare i problemi, l'uomo uccise la compagna e il bambino che portava in grembo.

Il processo di primo grado: tutti i capi d'accusa

Nel processo di primo grado, celebrato davanti alla Corte d'Assise di Milano, Impagnatiello era stato condannato all'ergastolo per:

  • Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai rapporti di convivenza
  • Interruzione di gravidanza non consensuale
  • Occultamento di cadavere
  • Possesso di sostanze stupefacenti

La sentenza di primo grado aveva riconosciuto tutte le aggravanti contestate dalla Procura, inclusa quella della premeditazione che ha rappresentato uno dei punti più dibattuti del processo.

La strategia difensiva

La difesa di Impagnatiello aveva puntato fin dall'inizio sull'esclusione della premeditazione e sulla riduzione della pena. Gli avvocati sostenevano che l'omicidio fosse avvenuto in un momento di "raptus" e non fosse stato pianificato.
Tuttavia, l'accusa aveva sempre mantenuto la tesi della premeditazione, basandosi sui comportamenti tenuti da Impagnatiello nei giorni precedenti l'omicidio e sulle modalità con cui aveva organizzato l'incontro con Giulia.

L'impatto mediatico e sociale del caso

Il femminicidio di Giulia Tramontano ha avuto un impatto enorme sull'opinione pubblica italiana, riaccendendo il dibattito sulla violenza di genere. Il caso è diventato simbolo della necessità di combattere il fenomeno dei femminicidi, che continua a mietere vittime nel nostro Paese.
Numerose sono state le iniziative in memoria di Giulia, dalle manifestazioni alle campagne di sensibilizzazione. La famiglia Tramontano ha sempre partecipato attivamente a queste iniziative, trasformando il dolore in impegno sociale.

T-shirt in memoria di Giulia e di Thiago 

I numeri della violenza sulle donne in Italia

Il caso Tramontano si inserisce in un quadro più ampio di violenza contro le donne che caratterizza purtroppo il nostro Paese. Secondo i dati più recenti, in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni, nella maggior parte dei casi da partner o ex partner.
Questi numeri rendono ancora più significativo il valore simbolico del processo a Impagnatiello, visto come un momento di verità per la giustizia italiana nel contrasto alla violenza di genere.

Le prospettive future: ricorso in Cassazione

Con la sentenza d'appello, si apre ora la strada per un eventuale ricorso in Cassazione. La difesa di Impagnatiello ha 45 giorni di tempo per decidere se impugnare la sentenza davanti alla Suprema Corte.
Un eventuale ricorso in Cassazione non potrebbe però mettere in discussione la pena dell'ergastolo, ma solo aspetti procedurali o di diritto. La Cassazione, infatti, non è un terzo grado di giudizio nel merito, ma un giudizio di legittimità.