Quando il telefono aveva il suo trono: la "Gossip Bench", un design che sta ricomparendo tra gli shop vintage
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Quando il telefono fisso era oggetto pesante e ovviamente immobile, adoperarlo richiedeva uno spazio dedicato: così nasce la gossip bench, un "trono", letterale, la cui scomparsa rende bene l'idea di come sia cambiata la tecnologia e il nostro rapporto con essa.
Il fatto che il mobile integrasse poltroncina, piano d'appoggio, rubrica e spazio per prendere appunti sottolinea come la telefonata non fosse un'interruzione veloce, ma un vero e proprio rito sociale, almeno fino alla fine di quell'era.
gossip bench: una meraviglia del design a servizio della chiacchiera
C’è stato un tempo in cui telefonare era un piccolo rito ed era un piccolo rito esclusivamente domestico: bisognava raggiungere l’apparecchio, sedersi, sollevare la cornetta, comporre il numero e soprattutto restare lì, con il filo attaccato, per tutta la durata della conversazione. Per questo, tra gli anni Trenta e Cinquanta, nacque un mobile che abbiamo dimenticato: la gossip bench, una via di mezzo tra sedia, tavolino e postazione telefonica.
Da un lato c’era la seduta, spesso imbottita perché fosse comoda; dall’altro un ripiano per il telefono con tanto di spazio per la rubrica e l'elenco telefonico. Era nei fatti un piccolo trono per un oggetto che, in casa, aveva qualcosa di decisamente solenne. Il nome è anglofono, gossip bench, e suona un po' pittoresco perché racconta anche un pregiudizio dell’epoca: le telefonate in casa erano associate alle donne, che in casa trascorrevano la maggior parte della giornata, e venivano liquidate come gossip, cioè pettegolezzo.
Nei cataloghi europei e nel mercato vintage questi pezzi compaiono più spesso senza l'alone di stereotipo sessista, quindi come telephone bench, telephone seat, telephone table o telephone chair: tradotto in italiano sarebbe "seduta per il telefono". Ma la funzione resta identica: dare un posto preciso a una tecnologia che non poteva ancora seguirci ovunque (bei tempi!).
Non ci volle molto perché a esplorarne le potenzialità fossero anche brand di design. Come Paul McCobb, uno dei più importanti designer americani degli anni '50 e '60, che propose versioni pulite e razionali di questi mobilucci, versioni vicine all’estetica mid-century: legno, linee dritte, proporzioni leggere, niente fronzoli. In Gran Bretagna, i telephone seats della maison Ercol, legati alla tradizione dell'italiano Lucian Ercolani, avevano invece un carattere più caldo e domestico, spesso in legno chiaro. Rispetto ai modelli americani, l’effetto è meno office in casa e più da ingresso accogliente. Alcune versioni ricordano una piccola sedia Windsor accoppiata a un tavolino.
un "trono" per il telefono che oggi torna tra gli shop vintage
Nei Paesi Bassi, i modelli attribuiti a Cees Braakman - figura di spicco del design olandese - per Pastoe portarono la gossip bench verso un modernismo geometrico e funzionale. In Francia, gli esemplari firmati o attribuiti a Guillerme et Chambron (Robert Guillerme e Jacques Chambron) diedero al "trono del gossip" una presenza più massiccia e artigianale fatta di quercia, imbottiture e solidità.
Poi il telefono si rimpicciolì e fili si allungarono fino a che non sparirono del tutto con i cordless. Infine, gli smartphone trasformarono ogni stanza, ogni marciapiede e ogni vagone della metropolitana in una cabina elefonica personale.
La gossip bench fu lasciato nell'angolo del salotto, poi dimenticato, poi lasciato indietro in un trasloco. Oggi ricompare nei mercatini dell’antiquariato, nelle vendite di case svuotate, nelle foto patinate degli shop vintage che ci sono online. Chi lo compra dovrebbe sapere che non sta acquistando solo un mobile, ma una risposta elegantissima a un problema concreto: dove sedersi quando la conversazione era lunga e il telefono non si muoveva. La gossip bench non era soltanto un mobile: era la prova che ogni tecnologia modifica lo spazio intorno a noi. Oggi i telefoni non hanno più bisogno di un trono. Sono loro, semmai, ad aver conquistato il nostro.
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