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Giornata della memoria: 5 film per guardare l'Olocausto con gli occhi delle donne

Giornata della memoria: 5 film per guardare l'Olocausto con gli occhi delle donne
Giornata della memoria: 5 film per guardare l'Olocausto con gli occhi delle donne  (getty)
Cinque film sulla Shoah raccontati da un punto di vista femminile: infermiere, deportate, sopravvissute, e bambine costrette a nascondersi per guardare e riflettere sulla storia dagli occhi delle donne.
di Maya Artusi Moro

Il cinema ha una responsabilità particolare quando racconta la Storia: non può semplificare, non può offrire scorciatoie emotive, non può trasformare l’orrore in spettacolo. Alcuni film scelgono però una strada diversa, più difficile. In occasione della Giornata della Memoria, partendo dalle vite delle donne, spesso ai margini della narrazione ufficiale - infermiere, deportate, bambine costrette a nascondersi, sopravvissute segnate per sempre - vi consigliamo cinque film che raccontano il nazismo e l'Olocausto da prospettive femminili capaci di interrogare ancora il presente.

Giornata della Memoria: Eva, Teresa e Janina sopravvissute ad Auschwitz: "Anche oggi nel mondo accadono cose terribili"

5 film sull'Olocausto raccontati dal punto di vista delle donne

Vento di primavera – Roselyne Bosch: la retata del Velodromo d’Inverno vista da chi ha cercato di aiutare

Vento di primavera racconta uno degli episodi più drammatici della Shoah in Francia: la retata del Velodromo d’Inverno del 16 luglio 1942, quando migliaia di ebrei furono arrestati dalla polizia francese, complice dei nazisti. Il film sceglie un punto di vista preciso e potentissimo: quello di una giovane infermiera che assiste impotente alla deportazione delle famiglie. Seguendo il suo tentativo disperato, insieme a un medico, di restare accanto ai deportati – soprattutto ai bambini – il film mostra la crudeltà a cui furono sottoposte le famiglie del paese occupato e lo strenuo sforzo di chi non c'entra niente e tenta di affermare un briciolo di umanità. Le interpretazioni di Jean Reno e Mélanie Laurent sono intense e indimenticabile in un film che è straziante, necessario, che costringe a confrontarsi con la responsabilità collettiva.

Se questo è amore – Estee Fink: sopravvivere ad Auschwitz: amore, potere o strategia?

Questo documentario, che potete trovare su Prime Vide, affronta una delle domande più scomode legate alla Shoah: può esistere un legame affettivo tra vittima e carnefice? E se sì, cosa significa sopravvivere grazie a quel legame? Nel marzo 1942 mille donne ebree slovacche arrivano ad Auschwitz-Birkenau. Alcune vengono assegnate al Kanada, il magazzino dove si smistano i beni dei deportati. Tra loro c’è Helena Citron, che instaura una relazione con Franz Wunsch, ufficiale austriaco delle SS. Il loro rapporto protegge Helena e altre donne dalla morte, ma apre interrogativi morali profondissimi. Il film non giudica né assolve. Racconta anche le conseguenze di quella relazione nel dopoguerra, quando negli anni Sessanta e Settanta iniziano i processi contro ex ufficiali delle SS. Al centro, però, restano Helena e sua sorella, ri-unite da un legame che resiste all’orrore. Un documentario che mette in crisi ogni certezza e racconta la storia da una prospettiva intima e privata.

Le assaggiatrici – Silvio Soldini: la paura quotidiana delle donne usate come scudi umani

Le assaggiatrici porta sullo schermo la storia vera di Margot Wölk, rimasta segreta per decenni. Margot, giovane segretaria tedesca, viene selezionata nel 1942 insieme ad altre quattordici donne per assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler nella Wolfsschanze, la “Tana del Lupo”. Ogni pasto, una possibile condanna a morte. Per oltre due anni, queste donne vivono sospese, costrette a questo "mestiere" orrendo, un supplizio che però permette loro di sfamare le proprie famiglie, tra terrore e senso di colpa. Solo nel 2012, a 95 anni, Margot racconterà la sua esperienza, spiegando quanto sia stato difficile tornare a mangiare senza paura. Il film restituisce il racconto di una violenza fisica e psicologica, perpetrata a danno di donne che appartenevano alla nazione tedesca, mostrando come anche chi non era direttamente al fronte o nei lager potesse essere intrappolato in un sistema disumano.

The Birdcatcher – Ross Clarke: una bambina costretta a cancellare se stessa per sopravvivere

Ambientato in Norvegia, The Birdcatcher racconta la Shoah attraverso gli occhi di Esther Albertsen, una bambina ebrea che sogna di diventare attrice. Quando i nazisti deportano la sua famiglia, Esther trova rifugio in una fattoria, dove è costretta a nascondere la propria identità. Travestita da maschio, con i capelli tagliati e una nuova storia da raccontare, Esther vive in bilico tra momenti di innocenza e una tensione costante dovuta al rischio vissuto nella fattoria, ora sotto il controllo dei nazisti, e un padrone che inizia a nutrire per lei/lui un certo affetto, prediligendola al figlio menomato. Il film mostra quanto fragile sia la sopravvivenza e come l’infanzia, in tempo di guerra, diventi una recita continua. È un racconto sconvolgente e angosciante.

Paradise – Andrei Konchalovsky: colpa, ideologia e redenzione nel cuore dell’Europa

Girato in un bianco e nero gelido, Paradise intreccia magistralmente tre storie durante la Seconda guerra mondiale: una donna aristocratica russa arrestata per aver nascosto due bambini ebrei, un collaborazionista francese e un ufficiale delle SS. Il film rifiuta ogni semplificazione morale e costruisce una messa in scena inquietante e surreale. Konchalovsky esplora l’ideologia nazista come un Eden fondato nell'illusione grottesca e mortifera della superiorità e inferiorità razziale. I personaggi sono dilaniati da rimorsi e autoassoluzioni che non portano mai a una vera redenzione: “Sognate il paradiso, ma non c’è paradiso senza inferno”.

Film fondamentali nella Giornata della Memoria

Questi film dimostrano che raccontare la Shoah dal punto di vista delle donne significa restituire complessità, ambiguità e profondità alla memoria. Non offrono conforto, ma domande. Non cercano eroi, ma esseri umani. Guardarli nella Giornata della Memoria significa accettare che il passato non è mai davvero concluso, e che il cinema può ancora essere uno strumento potente per comprendere ciò che siamo stati – e ciò che stiamo tornando ad essere.