Garlasco, l’ora della verità: oggi il via all’incidente probatorio sul delitto Poggi
Siamo al momento cruciale. Si apre a Milano l’incidente probatorio sul caso Chiara Poggi. In ballo DNA, impronte e tracce mai analizzate: ecco cosa verrà riesaminato e chi è oggi nel mirino.
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Nel giorno più atteso del caso Garlasco, scatta l’incidente probatorio. Siamo alla frutta, al momento cruciale: per 90 giorni genetisti, periti e avvocati si sfideranno sui reperti: DNA sotto le unghie, impronte insanguinate, spazzatura e strisce adesive. Tutto sarà rivalutato alla luce delle nuove tecnologie. L’obiettivo? Riaprire, o chiudere per sempre, uno dei delitti più discussi della cronaca italiana.
L’ora della verità: parte il 17 giugno l’incidente probatorio del Delitto Garlasco
Diciotto anni dopo il delitto di Chiara Poggi, la villetta di via Pascoli torna simbolicamente al centro della scena. Oggi, 17 giugno 2025, a Milano si apre il maxi incidente probatorio che potrebbe riscrivere tutto. A confrontarsi saranno esperti di genetica e dattiloscopia, chiamati a valutare con mezzi nuovi vecchie prove, alcune mai analizzate.
La posta in gioco è alta: confermare la colpevolezza di Alberto Stasi, già condannato, oppure dare credito alle nuove ipotesi che coinvolgono Andrea Sempio, oggi indagato. A decidere saranno i dati, i reperti, e le tracce di chi – forse – ha lasciato un’impronta più netta di quanto si pensasse.
Il DNA sotto le unghie di Chiara: segni di lotta o semplice contatto?
I periti inizieranno dagli accertamenti genetici. In particolare, il DNA ritrovato sotto le unghie della vittima. Due profili maschili, uno dei quali secondo la Procura “perfettamente sovrapponibile” a quello di Sempio.
La spazzatura che può parlare: i reperti mai aperti
All’interno di due scatoloni conservati per anni, ci sono oggetti mai analizzati: piattini, confezioni di biscotti, brick di thé, vasetti di yogurt e frammenti di tappetino insanguinato. Quella spazzatura, archiviata dal 2007, sarà il primo oggetto delle analisi.
Se dovesse contenere tracce biologiche fresche e identificabili, potrebbero aprirsi nuove piste, magari verso soggetti finora mai sospettati.
Impronte e adesivi: quelle 35 strisce che aspettano da 18 anni
I RIS all’epoca usarono strisce para-adesive per raccogliere impronte e residui. Quelle stesse strisce saranno oggi riesaminate. Tra loro spicca la famigerata “traccia 10”, un’impronta insanguinata trovata sulla porta d’ingresso. Non appartiene a Stasi, né a Sempio. Potrebbe essere la firma invisibile del vero assassino?
Prima di tutto, però, i periti dovranno verificare che nessun reperto sia stato contaminato. Un dettaglio decisivo per dare valore giuridico ai risultati.
L’impronta 33 e il mistero del reperto scomparso
Fu uno degli indizi più discussi: l’impronta 33 sulla parete che porta alla cantina. Attribuita inizialmente a Sempio, oggi quel frammento non esiste più. Ne rimane solo una fotografia, e nessun verbale spiega dove sia finito.
Un’assenza che alimenta il mistero e complica la partita processuale. Potrebbe diventare la prova fantasma di questo nuovo processo parallelo.
Oltre i sospettati: tutti i nomi nel mirino dei genetisti, Sempio, Stasi, le Gemelle Cappa e gli altri amici
Le analisi coinvolgeranno un’intera lista di persone: oltre a Stasi e Sempio, saranno confrontati i profili del fratello e dei genitori di Chiara, degli amici, dei soccorritori, dei carabinieri e perfino degli esperti scientifici dell’epoca. Tutti potenzialmente coinvolti nel “rumore di fondo” delle tracce biologiche.
Sarà fondamentale distinguere chi ha lasciato cosa, e quando. Un lavoro certosino, che terrà occupati i periti per tutta l’estate.
Il confronto tra super-esperti: l’ultima battaglia scientifica
Genetisti come Previderè, De Stefano, Capra, Ricci, Rizza si scontreranno su dati minimi, tracce vecchie e campioni ridotti. Le prove saranno poche, ma le interpretazioni infinite. E per decidere, conterà anche il margine di errore di ogni strumento.
Con loro, il tedesco Lutz Rower, tra i massimi esperti di genetica forense in Europa. Insieme ai dattiloscopisti italiani più noti, cercheranno un verdetto scientifico prima ancora che giudiziario.
Conclusione: 90 giorni per una verità, 18 anni per trovarla
La nuova udienza è fissata per ottobre. Ma tutto si gioca adesso. Per 90 giorni, gli esperti proveranno a decifrare ciò che era rimasto muto dal 2007. Ogni traccia può cambiare tutto. O confermare ciò che la giustizia aveva già scritto.
Il delitto di Garlasco non è solo un cold case: è un simbolo, un mistero ancora aperto. E forse, da oggi, un passo più vicino a un nuovo finale.
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