true crime 3 minuti di lettura

Omicidio Garlasco: Chiara uccisa da due persone? Le nuove prove su armi, sangue e impronte

Garlasco: Chiara uccisa da due persone? La doppia arma del delitto e il mistero dell'impronta 33 

Nuove perizie sul delitto di Chiara Poggi aprono uno scenario inedito: due armi, forse due aggressori.

Diciotto anni dopo il delitto di Chiara Poggi, nuove analisi rimettono in discussione la versione ufficiale. Due armi, due aggressori e un Dna sotto le unghie della vittima: l’indagine sul caso di Garlasco cambia volto.

I genitori di Chiara Poggi: "Disgustati dalle teorie della tv. Basta, si infanga la sua memoria, lei non può difendersi"

Due armi del delitto, due aggressori, due assassini: le nuove ipotesi sul delitto Poggi 

Il tempo non ha cancellato il sangue. A Garlasco, nella villetta di via Pascoli, il 13 agosto 2007 Chiara Poggi venne uccisa brutalmente. Il caso sembrava chiuso da anni, con la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Ma 18 anni dopo, le indagini affrontano una nuova prospettiva, sostenuta da analisi scientifiche aggiornate: Chiara potrebbe essere stata aggredita da più di una persona, con più di un’arma.

È una svolta che scuote l’intera ricostruzione giudiziaria del caso. La Procura di Pavia ha disposto un incidente probatorio per il 17 giugno 2025. I periti nominati dal gip Daniela Garlaschelli, tra cui la genetista Denise Albani e il dattiloscopista Domenico Marchegiani, hanno ricevuto il compito di riesaminare decine di reperti, alcuni mai analizzati a fondo, altri dimenticati da anni.

I nuovi reperti: il mistero dell'impronta 10

Lo scenario si fa complesso. Tra i reperti oggetto di nuova analisi ci sono: un tappetino del bagno insanguinato, confezioni alimentari come un Frùttolo e un Estathé, un cucchiaino lasciato sul divano, ma anche la spazzatura raccolta in casa, mai davvero analizzata. Più significative ancora sono le impronte: 58 fascette adesive usate per repertarle all’epoca, oggi ridotte a 35 tracce giudicate rilevanti.

Una, la cosiddetta “impronta 10”, è stata trovata sulla porta d’ingresso. Non appartiene né a Stasi, né a Andrea Sempio, né ai familiari. Un’identità ignota che potrebbe appartenere a un altro soggetto presente sulla scena. Un’altra, la famosa “impronta 33”, è stata invece attribuita al palmo destro di Sempio, amico del fratello della vittima, con una corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche.

Chiara si è difesa: il Dna di Sempio sotto le unghie

Secondo quanto emerso, il Dna di Andrea Sempio sarebbe stato rilevato sotto le unghie di Chiara. Una scoperta che cambia completamente il quadro: se confermata, proverebbe un contatto fisico diretto tra la vittima e il nuovo indagato. Non un semplice amico di famiglia, quindi, ma un soggetto potenzialmente presente durante l’aggressione, o almeno poco prima.

La Procura ha quindi formalizzato l’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio in concorso con terzi o con Alberto Stasi stesso. Una formula giuridica pesante, che lascia intendere una scena del crimine condivisa, e forse una dinamica molto diversa da quella su cui si è basato il processo terminato nel 2015.

Garlasco, due armi e due aggressori: nuove analisi sulla scena del delitto di Chiara Poggi  

La scena rianalizzata: schizzi, colpi e geometrie del delitto

A guidare le nuove analisi è il comandante del RIS di Cagliari, Andrea Berti. Il suo team ha ricostruito la villetta in 3D, ricalcolando la traiettoria dei colpi, la posizione del corpo e la distribuzione delle tracce di sangue. Emergono così due elementi fondamentali: la possibile presenza di più armi e una dinamica che suggerisce un’aggressione in tre fasi distinte.

Il medico legale Marco Ballardini aveva già descritto ferite da taglio e lesioni da impatto incompatibili con un unico oggetto. L’ipotesi dell’epoca era l’uso di un martello mai ritrovato. Oggi, però, si riapre anche un vecchio dettaglio: la scomparsa di un martello a coda di rondine da un cantiere vicino. L’oggetto, per forma e tipologia, combacerebbe con le ferite riportate agli occhi e al cranio.

In più, ci sono ecchimosi facciali compatibili con pugni. Colpi inferti a mani nude, in contemporanea o successivamente. Difficile pensare che un solo individuo abbia agito con tanta violenza, in modi diversi, usando strumenti differenti, senza lasciare più tracce evidenti.

Le anomalie della casa: impronte, sangue, cucchiaini

A inquietare sono anche le incongruenze topografiche: tre gocce di sangue rilevate fuori dal perimetro classico del delitto, davanti al divano. Secondo gli esperti, potrebbero essere “la conseguenza di un pugno sferrato al naso della vittima, che poi avrebbe cercato di fuggire”. Un’altra traccia, sul quarto gradino, lascia pensare a un colpo definitivo inferto quando Chiara era già a terra, a testa in giù.

Tutti elementi che rendono sempre più fragile la tesi dell’omicidio solitario. E non è tutto: si stanno rivalutando le impronte di Stasi, comprese quelle sul portasapone che contribuirono alla sua condanna. Oggi, per alcuni esperti, si tratterebbe di impronte miste, consumate dal tempo e forse anche alterate da chi ha ripulito la scena.

Revisione della sentenza per Stasi?

La difesa di Alberto Stasi, rappresentata dall’avvocata Giada Boccellari, parla chiaro: “Già nel 2007 il nostro consulente disse che c’erano due persone. L’azione omicidiaria avviene in tre fasi e, almeno nelle prime, non si può escludere la presenza di altri soggetti”. L’ipotesi è che Stasi non sia mai stato l’unico, e forse nemmeno il principale responsabile.

Se le perizie dell’incidente probatorio confermeranno la presenza di tracce riconducibili a Sempio e a soggetti ignoti, la strada per una richiesta di revisione del processo diventerà concreta. Oggi Stasi è in semilibertà, ma continua a proclamarsi innocente. I nuovi elementi potrebbero riscrivere il destino processuale di uno dei casi più discussi della cronaca italiana recente.

La scienza torna in campo: ora tocca ai reperti

L’appuntamento è fissato per il 17 giugno. Quel giorno, i periti cominceranno l’analisi comparativa di 35 impronte, frammenti di Dna, reperti biologici e oggetti domestici. Ogni dettaglio potrà fare la differenza: un’impronta sovrapposta, una traccia di sangue fuori posto, una corrispondenza genetica finora trascurata.

Nel frattempo, si fa strada anche una voce ancora non confermata ma sempre più insistente: la possibilità di una riesumazione del corpo di Chiara, per verificare eventuali microfratture o residui biologici oggi individuabili con le tecnologie più avanzate.

Un caso che non vuole morire

A Garlasco, la villetta di via Pascoli è ancora lì, uguale a se stessa. Ma dentro quelle mura, la verità pare non aver mai trovato davvero pace. Le nuove indagini dicono che Chiara Poggi non si è lasciata uccidere senza reagire. Potrebbe aver lottato, graffiato, colpito. E se oggi i suoi resti, e le tracce rimaste, potessero raccontare finalmente quante mani c’erano davvero su quella scena, allora questa potrebbe non essere solo un’inchiesta riaperta. Potrebbe essere l’inizio di una verità nuova.