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Fringe benefit per dipendenti con figli a carico (spiegato)

Fringe benefit per dipendenti con figli a carico (spiegato)
Che cos'è il fringe benefit, come esserne beneficiari e perché è scattata la polemica sulla postilla dei figli a carico.
di Alice Michielon

 

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Novità del fringe benefit

Il fringe benefit è un bonus che rientra nel pacchetto di misure del Decreto Lavoro; trattasi, in sostanza, del cosiddetto bonus dipendenti già noto e applicato negli scorsi anni, ma con una piccola (seppur significativa) differenza. La soglia di non imponibilità fiscale del fringe benefit salirà a 3mila euro solamente per i lavoratori dipendenti con figli a carico. Cosa significa?

Lo hanno spiegato, parzialmente, le parole del ministro dell'Economia, Giorgetti: "Il governo destinerà con un prossimo provvedimento di urgenza i margini di bilancio disponibili per finanziare per l’anno in corso un nuovo taglio dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti con redditi medio bassi e un innalzamento del limite dei fringe benefit per i lavoratori dipendenti con figli".

 

Cosa significa "soglia di non imponibilità"

La soglia di non imponibilità è l'insieme dei beni e dei servizi aziendali concessi ai lavoratori, che non concorrono alla formazione del reddito: il valore massimo di questa soglia sarà di 3mila euro, appunto, ma solo per una categoria specifica di lavoratori dipendenti: i genitori. Secondo alcuni, questa norma rischia di discriminare i lavoratori senza figli, che non avranno più diritto ad accedere al fringe benefit. Il segretario della Fim-Cisl, Roberto Benaglia, per esempio, spiega che nonostante la norma sia ispirata a "un giusto principio di sostegno della genitorialità", essa risulti comunque "ingestibile e inattuabile". Inoltre, si chiede al governo di alzare la soglia generale da 258 a mille, vista l'attuale periodo storico di "alta inflazione".

 

C'entra qualcosa il calo delle nascite?

Altre personalità pubbliche hanno dimostrato sospetto rispetto alla norma, in quanto potrebbe rappresentare una sorta di incentivo alla genitorialità.

Emmanuele Massagli, presidente di Aiwa (Associazione italiana per il welfare aziendale", spiega: "Non critico l’intento della norma, legittimo politicamente. Ma se l’obiettivo è convincere a fare figli, non si può fare con una misura che scade fra 7 mesi. Se invece si tratta di una premialità per chi ha figli, il paradosso è ancora più forte. Perché il welfare prevede già misure con finalità sociali specifiche, come asili nido e babysitter. Qui invece si aumenta la soglia dei voucher e delle card che è un’altra cosa".