L’Associazione Luca Coscioni lancia Freedomleaks, piattaforma a tutela dell’aborto
I recenti fatti americani ed est europei e l’indagine Mai Dati portata avanti dall’Associazione Luca Coscioni sulla situazione degli obiettori di coscienza in Italia, ha fatto sentire necessaria la nascita di Freedomleaks, una piattaforma online in cui è possibile denunciare anonimamente difficoltà proprie o di persone vicine nell’accedere all’aborto.
Associazione Coscioni: "Aborto negato in intere zone d'Italia, in alcuni ospedali 100% di medici obiettori di coscienza"
In Italia, il diritto all’accesso all’aborto è una legge (194) in vigore dal 1978; tuttavia, la sua applicazione vive spesso dei limiti burocratici e pratici nel momento del bisogno, a causa dell’altissimo numero di obiettori di coscienza che, senza una vera e propria assistenza al paziente e organizzazione da parte degli ospedali, diventa un ostacolo invalicabile per le donne che desiderano ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Per questo l’associazione Coscioni si è impegnata nella costruzione di un sito in cui agglomerare tutte le denunce in merito: solo sapendo cosa accade davvero è possibile risolvere il problema, o perlomeno aprire la discussione.
La segretezza sui dati in Italia
Sono state Chiara Lalli e Sonia Montegiove, insieme all’associazione Luca Coscioni, a portare avanti l’indagine “Mai dati” sul numero di obiettori di coscienza in Italia. Uno studio che ha fatto emergere dati preoccupanti: 31 le strutture sanitarie italiane con il 100% di obiettori di coscienza e molte altre quelle con percentuali di obiettori superiori al 70%. Ma capire davvero cosa significa abortire in Italia e quali sono gli ostacoli che molte donne si sono ritrovati ad affrontare ingiustamente, servirebbero altri dati: quelli del Ministero della Salute. Tuttavia, a 44 anni dall’entrata in vigore della legge 194 sembra ancora impossibile verificare l’efficacia della sua applicazione poiché i dati che vengono forniti non sono aggiornati, vengono aggregati per regione e sono in formato chiuso. Ciò significa che l’andamento delle singole strutture è ignoto e che per ogni regione si fa una media; e quella fornita dal Ministero è anche vecchia di tre anni.
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Chi può segnalare?
Scrivono Marco Cappato e Filomena Gallo, a nome dell’associazione, all’interno del comunicato stampa ufficiale: “L’Associazione Luca Coscioni ha spesso evidenziato le criticità reali dell’applicazione e dell’accesso alla interruzione volontaria della gravidanza. Per questo abbiamo chiesto con urgenza al ministro della Salute Roberto Speranza, al ministro della Giustizia Marta Cartabia e al ministro per l’innovazione tecnologica Vittorio Colao che i dati sull’applicazione della legge 194 siano in formato aperto, di qualità, aggiornati e non aggregati. Inutile stracciarsi le vesti per quanto accade negli USA se poi non si fa quanto previsto in Italia per rispettare i diritti esistenti. La prima condizione per una corretta applicazione di una legge è l’accesso alla conoscenza.”
Ma che cosa si può denunciare e chi può farlo? Le segnalazioni riguardano l’ambito dell’accesso al servizio di interruzione volontaria di gravidanza, ossia:
- donne che non sono riuscite a reperire le informazioni a loro necessarie per accedere all’aborto e a prenotare le visite mediche
- coloro che hanno ricevuto informazioni parziali o false
- donne che non sono riuscite a ottenere il servizio
- medici, specializzandi e studenti che vogliono segnalare qualche episodio controverso di cui sono stati testimoni
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L'iniziativa che prende in mano la situazione
Freedomleaks è una piattaforma online in cui è possibile fare segnalazioni anonime. La sua prima forma nasce a novembre 2020, sempre per mano dell’associazione Luca Coscioni, sotto un nome diverso: Covidleaks. L’obiettivo, allora, era di raccogliere tramite segnalazioni di privati, cittadini e professionisti il maggior numero di dati sull’emergenza da Covid-19 . Il sito garantisce la riservatezza di coloro che segnalano i fatti: rappresenta, per la prima volta, uno strumento diretto in cui tutte le donne che hanno visto negati i propri diritti riproduttivi e sessuali potranno finalmente parlarne con la speranza concreta di poter cambiare le cose.