In intimo con Calvin Klein: per ASA la cantante FKA Twigs è “oggetto sessuale stereotipato” ma Jeremy Allen White “un sex symbol”
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L’acceso dibattito delle ultime ore è nato da qui: l’Advertising Standards Authority (ASA) della Gran Bretagna, ovvero l’ente che regola gli standard della pubblicità nel Regno Unito, ha vietato una fotografia di FKA Twigs, cantante e performer d’avanguardia inglese, poiché rappresenterebbe “un oggetto sessuale stereotipato”. Lo scatto era parte di una campagna realizzata la scorsa primavera per Calvin Klein, che da pochi giorni ha lanciato il suo ultimo testimonial, Jeremy Allen White, allo stesso modo. Il risultato? L’attore di The Bear è stato invece acclamato come il nuovo sex symbol di Hollywood. Parliamo di questo trattamento “due pesi due misure”.
Jeremy Allen White e FKA Twigs per Calvin Klein: perché due trattamenti diversi?
Per la campagna pubblicitaria Calvins or Nothing, FKA Twigs – cantautrice premio Mercury apprezzata molto dalla critica e dal pubblico e fautrice di una mescolanza musicale tra generi come Trip Hop, R&B e musica elettronica, nonché ex-ragazza dell’attore Robert Pattinson – aveva posato semi-nuda, coperta da una camicia del marchio che lascia intravedere le curve del corpo della musicista. Secondo l’ASA, nell’inquadratura “l’attenzione dello spettatore sarebbe richiamata sul corpo della modella, non sull’abbigliamento pubblicizzato”: scatta dunque il divieto in tutto il Regno Unito.
Ironicamente, la fotografia di Jeremy Allen White che ha lasciato tutti a bocca aperta, quella che lo ritrae sui tetti di New York con indosso solamente un paio di boxer Calvin Klein e addirittura in principio di abbassarseli rivolgendo un intenso sguardo alla camera, è andata virale la scorsa settimana, generando un’ondata di interessi (non troppo casti) nei confronti del vincitore di Golden Globe. Il protagonista di The Bear non ha subito, per questo, alcuna censura: è anzi stato celebrato come “il nuovo sex symbol” di Hollywood.
Buone intenzioni o tentativo di censura dall'ASA?
Non si può escludere che l’ASA non fosse in realtà armato di buone intenzioni. “Siamo giunti alla conclusione che si tratti di un annuncio pubblicitario irresponsabile che può causare grave offesa”, ha scritto l’ente nelle sue dichiarazioni. Ma quando la tutela del genere femminile dall’oggettificazione sessuale (la tendenza a vedere e rappresentare una donna unicamente come oggetto del piacere di un uomo e non una persona con una propria interiorità) a cui spesso viene sottoposto tanto nei media quanto nella vita reale, si trasforma in censura? E perché se ridurre una giovane alla stregua di una cosa è, chiaramente, un problema sistematico di oppressione, è invece ritenuto socialmente accettabile fare lo stesso con un uomo che riteniamo attraente? Non si sminuisce in entrambi i casi un essere umano al suo corpo? “Non posso fare a meno di notare dei doppi standard,” ha scritto FKA.
Non un "oggetto stereotipicamente sessuale" ma "una donna di colore forte e bellissima"
"Sono orgogliosa della mia fisicità e ritengo che l’arte che creo sia all’altezza di donne come Josephine Baker, Eartha Kitt e Grace Jones che hanno abbattuto le barriere di ciò che significa essere “empowered” e dell'apparenza di incarnare una sessualità unica, potente e fisica.” Prosegue la cantante, ringraziando il team di Calvin Klein che “le ha dato uno spazio dove esprimersi esattamente come voleva.” Ciò che è chiaro è che Talia – questo il suo nome di battesimo – non vede “l’oggetto sessuale stereotipato, l’etichetta che mi è stata imposta. Io vedo una donna di colore forte e bellissima, il cui corpo incredibile ha superato più dolore di quanto potete immaginare.”
Lo stereotipo della Jezabel: l'ipersessualizzazione delle donne nere nei media
Certo, perché è aperta anche la questione razzismo. Nel cinema e nel mondo mediatico, le donne nere subiscono l'ipersessualizzazione, l'abitudine sistematica a dipingerle come più promiscue delle loro controparti bianche: si trovano ad interpretare unicamente i ruoli della prostituta, della stripper, della giovane mamma o della Jezebel.
Quest’ultimo stereotipo, in particolare - l’africana ‘mangiatrice di uomini’ - veniva utilizzato in epoca schiavista per giustificare le relazioni sessuali tra i padroni e le schiave nere. Ma la contraddizione sta proprio qui: ad essere focus di questi interventi dall’alto dovrebbero essere tali rappresentazioni dannose, non la libera espressione di una donna di colore, che non solo è cosciente dell’immagine che veicola, ma la fa sua, plasmandola, autodeterminandosi di propria volontà. “Non permetterò che la mia narrazione sia cambiata”: queste le potenti ultime parole di FKA.Condividi su