Eva Longoria: da attrice a regista per rappresentare la comunità latina
Condividi su
Eva Longoria: da Desperate Housewives alla regia
Il mondo l'ha conosciuta - e amata - come Gabrielle in Desperate Housewives: iniziata nel 2004 e terminata nel 2012, questa serie televisiva ha permesso a Eva Longoria di arrivare al grande pubblico come attrice, per poi prendere la decisione di spostarsi dietro la macchina da presa.
Era un lavoro impegnativo, che portava attori e crew a lavorare 11 mesi all'anno: "Avevo la sindrome da stress post-traumatico per i 24 episodi all’anno", racconta. Per questo motivo agli attori della serie era impossibile accettare altri lavori, e Longoria lo conferma: "Mi hanno offerto di tutto, e ho rifiutato tutto".
I pregiudizi verso un'attrice che diventa regista
Conclusa l'esperienza sul set di Desperate Housewives, da tempo Eva Longoria aveva il desiderio di spostarsi nell'ambito della produzione e direzione: qui si è trovata a dover combattere contro gli stereotipi riservati alla categoria dell'attore. "Il settore è decisamente diffidente nei confronti di un attore che entra in scena per dirigere” afferma l’attrice. “Per me si è trattato di superare questa situazione. Non si trattava di sessismo o razzismo. Era come dire: ‘Ecco che arriva una stupida attrice'”.
Ma, nonostante tutto, è riuscita nel suo intento: dalla regia e la produzione di serie televisive, fino al suo primo lungometraggio Flamin' Hot che racconta la storia controversa di Richard Montañez, un inserviente della Frito-Lay diventato dirigente del marketing che ha incanalato le sue origini messicane nel lancio del Flamin’ Hot Cheeto.
Creare opportunità per la comunità latina
Una delle motivazioni principali che ha spinto Eva Longoria a voler passare dietro alla macchina da presa è stata quella di poter "creare maggiori opportunità per la mia comunità”, ovvero la comunità latina. Lei stessa ha sperimentato sulla propria pelle le difficoltà e gli stereotipi riservati alle persone latine, quando non veniva presa per dei ruoli perché "troppo bianca" o "troppo latina" per interpretare un personaggio: "Ho finito per interpretare molti italiani”, racconta.
Questo non l'ha scoraggiata: "Non era una conversazione così importante come lo è ora. Oggi la parola ‘diversità’ viene usata tantissimo. All’epoca non c’erano davvero sforzi, programmi o iniziative", racconta. Oltre al lavoro sui set, Longoria ha affiancato l'attivismo: il suo impegno “è nato dal bisogno di sapere qual era la situazione della nostra comunità, e da dove nasceva. Continuavo a dire: 'Ma perché l’immigrazione è così incasinata?'”.
Condividi su