Cosa c'è (o potrebbe esserci) nel dossier sulla scomparsa di Amelia Earhart: le teorie, gli amori, la sorellanza
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Il presidente Usa Donald Trump ha ordinato la desecretazione dei dossier governativi su Amelia Earhart. I maligni diranno che è un escamotage mediatico per sviare l'attenzione da altri file che invece rimangono ben nascosti, noi prendiamo il lato positivo della cosa: a quasi novant’anni dalla misteriosa scomparsa dell'aviatrice, avvenuta nel 1937, forse verrà chiarito perché, come e soprattutto la ragione per cui i relativi file sono stati secretati.
la scomparsa di amelia earhart: un mistero lungo 90 anni
A oggi non sappiamo se scopriremo dettagli importanti o se emergeranno nuove leggende a ingrossare il mito, già smisurato, della prima donna ad aver pilotato un volo sull'Atlantico. Quel che è certo è che aprire gli archivi significa ridare centralità storica a una donna che è stata più grande della sua scomparsa: Amelia Earhart non fu solo un mistero, ma una voce nitida del suo tempo.
In un’America che relegava le donne a ruoli di contorno, Earhart seppe essere una voce femminista prima che il termine fosse popolare. Nei suoi scritti e nei suoi discorsi non si limitava a esaltare il volo come avventura, ma era ostinata nel ricordare al pubblico che “le donne devono provare a fare ciò che gli uomini hanno già fatto”.
Non un’affermazione teorica, ma un manifesto pratico: pilotare, rischiare, mettersi in pericolo e soprattutto raccontarlo pubblicamente, rompendo l’idea che alcune esperienze alle donne fossero precluse per natura.
Meno raccontato è il senso di comunità che l'aviatrice seppe costruire: collaborazioni con altre aviatrici, incoraggiamenti, un’organizzazione — le Ninety-Nines — che diventò rete di mutuo sostegno e trampolino per nuove generazioni. La sua presenza pubblica, i tour, i libri come The Fun of It erano molto più che testimonianze di viaggio: fungevano da manifesto implicito, un “voi potete” che suonava come rottura della solitudine imposta a chi tentava di spingersi oltre il perimetro sociale assegnato a causa dei ruoli di genere.
Ma ridurre Earhart a icona, per quanto scintillante, è ingiusto. Dietro i record e i titoli c’era la fatica invisibile del lavoro tecnico: lo studio delle rotte, la meteorologia imparata da autodidatta, la manutenzione del velivolo, la pressione psicologica di essere simbolo pubblico oltre che pilota. Ore di calcoli, mappe, letture, verifiche: un impegno che contraddice la leggerezza romantica con cui ancora oggi spesso la si dipinge.
Questa invisibilità è femminista in sé: mostra quanto eccellenza e perseveranza nascano dal lavoro sommerso, soprattutto quando gli ambienti in cui ti muovi non sono pensati per te. La desecretazione - se e quando avverrà - forse non basterà a chiarire come Amelia sia scomparsa, ma ci offre un’occasione diversa: smontare il mito che la riduce a fantasma e restituirla al suo statuto reale. Non una martire, non un enigma, ma un’architetta di possibilità, una donna che osò vivere senza chiedere permesso. È questa Amelia Earhart che merita di tornare in primo piano: non l’icona da poster, ma la compagna di viaggio che ci invita ancora, con serena radicalità, a tentare l’impossibile.
Ma ora: perché i file furono secretati (e la teoria lesbica)
Con la desecretazione e la pubblicazione di "tutti i documenti governativi" legati a Amelia Earhart, si riaccende inevitabilmente l’interesse pubblico su una vicenda che dura da quasi novant’anni. I fatti essenziali: il 2 luglio 1937 Amelia Earhart e il suo navigatore Fred Noonan partirono da Lae (Nuova Guinea) diretti a Howland, un atollo minuscolo nel Pacifico centrale. L’idea era di fare una tappa lungo la circumnavigazione del globo.
L’ultima serie di messaggi radio intercettati dalla Guardia Costiera locale indicano difficoltà di comunicazione e problemi nel trovare l’atollo: Earhart pronunciò frasi del tipo “200 miles out” e poi la comunicazione si spense.
La Marina e la Guardia Costiera condussero un’imponente ricerca (documentata in rapporti ufficiali che oggi sono nell’Archivio Nazionale), senza trovare tracce certe del velivolo, alcuni rapporti d’epoca raccolgono però segnalazioni non verificate — tra cui voci su presunti avvistamenti in territori giapponesi — che alimentarono teorie e dossier interni. Perché i file furono classificati o trattenuti? Non esiste un unico "luogo segreto" in cui la vicenda di Earhart è nascosta, i documenti sono sparsi tra gli archivi del Dipartimento della Marina, della Guardia Costiera, del Dipartimento di Stato, del War Department e perfino tra faldoni di intelligence militare.
L’Archivio Nazionale elenca pagine di documenti che fanno riferimento anche a rapporti su voci di "prigionia" nei Pacific islands. Questo spiega il perché, in parte, nei decenni intorno alla Seconda guerra mondiale e poi durante la Guerra fredda, carte che toccano questioni di sicurezza, relazioni internazionali o informazioni raccolte attraverso canali sensibili venivano classificate.
Alcuni file già rilasciati (per esempio nell’FBI Vault) contengono lettere di cittadini e dettagli minori; altri sono rimasti parzialmente oscurati perché inseriti in serie nate per scopi militari o amministrativi e quindi soggette a regole differenti.
Le ipotesi: dalla più probabile alla più controversa
Ovviamente, le prime sono l'ammaraggio per esaurimento carburante o l'errore di navigazione: queste due sono le ipotesi più probabili secondo molti esperti. Il piccolo aereo non avrebbe mai trovato l'isola di Howland, esaurì il carburante e precipitò in mare. Complice anche le difficoltà di comunicazione, la mancanza di punti di riferimento e gli errori di rotta (oltre a problemi tecnici nella radio) che renderebbero questa spiegazione la più semplice e quindi la più accreditata.
C'è la versione dell'atterraggio forzato sulla laguna, a Gardner Island: alcuni ricercatori credono che Earhart e Noonan abbiano raggiunto Gardner Island (oggi Nikumaroro, nella Repubblica del Kiribati), atterrandovi e poi sopravvivendovi per un periodo, come Tom Hanks in Castaway. Su quest’isola sono oltretutto stati rinvenuti reperti come frammenti di suole, un tacco Cat’s Paw e pannelli di alluminio che sarebbero compatibili con l'aereo di Earhart. Ma ricerche in mare più approfondite non avrebbero trovato resti certi dell’aeroplano e anche alcune "prove" terrestri sono state contestate.
L'ipotesi della cattura, prigionia o morte per mano giapponese (largamente dibattuta e sostanzialmente smentita): dal Dopoguerra, grazie anche al clima teso verso il Giappone, si è sostenuto che Earhart sarebbe stata catturata dalle autorità giapponesi e tenuta prigioniera fino alla morte (con testimonianze sporadiche, fotografie supposte e passaparola distorto). Documentari e libri hanno rilanciato la pista varie volte, ma molte delle presunte "prove" (foto incluse) sono state invalidate. Non è un’ipotesi da escludere a priori ma banalmente mancano prove abbastanza credibili.
Amelia Earhart lavorava come spia per l'intelligence americana ed era in missione, o almeno secondo una terza teoria circolata largamente sui giornali dell'epoca che sollevavano teorie di complotto secondo cui l'aviatrice si nascondesse dietro alla professione, che in realtà usava come copertura, per lavorare per conto del Governo. Cosa che il Governo, sempre all’epoca, negava.
Amelia Earhart ha scelto di sparire per vivere come voleva lei
Quella della sparizione volontaria o almeno simulata è la teoria che vuole che l'aviatrice abbia deciso di far perdere le proprie tracce per ragioni personali (o politiche) ed è praticamente senza prove ma noi ci chiediamo perché non possa essere romanticamente vero, del resto rientrerebbe perfettamente nel personaggio e si intreccerebbe con una teoria secondaria, quella secondo cui Amelia Earhart fosse lesbica o almeno bisessuale / queer.
La teoria nasce dal suo matrimonio aperto con lo scrittore, editore ed esploratore George Putnam: sull'accordo prematrimoniale da lei redatto dichiaravano entrambi che non avrebbero rispettato un “codice medievale di fedeltà”. Insomma Amelia aveva scritto di suo pugno - nel 1931 - la clausola secondo cui nessuno dei due avrebbe dovuto rispettare vincoli monogamici di fedeltà.
Ci sono poi le relazioni, amicali ma chissà, con alcune donne tra cui, in particolare, l'attrice June Travis ed Eleanor Roosevelt, moglie dell'allora presidente degli Stati Uniti Theaodore e notoriamente lesbica. Le due sono - ed è verificato - anche fuggite di nascosto da un party alla Casa Bianca letteralmente volando via (l'aereo era pilotato da Amelia) verso Baltimora. Ma no: non ci sono prove che anche Amelia fosse lesbica o queer e no, non basta che indossasse abiti maschili. Sapremo, forse, di più, quando i file verranno resi pubblici (se succederà veramente).
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