qui e ora 3 minuti di lettura

Diego Dalla Palma programma la sua morte: l'ultimo mese della sua vita prima che compia 80 anni

Diego Dalla Palma programma la sua morte: l'ultimo mese della sua vita prima che compia 80 anni 

Diego Dalla Palma, 74 anni, ha annunciato di aver programmato la propria morte assistita. “Non voglio affrontare gli 80 anni, sarà una liberazione”. Il racconto della sua vita, tra arte, amori e dolore.

“Non voglio arrivare a ottant’anni. Ho deciso di andarmene a modo mio.”
Con la calma e la teatralità che gli sono proprie, Diego Dalla Palma, 74 anni, truccatore, artista e volto iconico della cultura estetica italiana, parla della sua morte programmata. Lo fa nel libro Alfabeto emotivo e in un’intervista in cui ogni parola suona definitiva: “Ho un medico, un avvocato, un notaio. Tutto è pronto”. Nella sua voce traspare serenità. “È una liberazione”, dice. “Non avviserò nessuno. Sarò da solo, in un luogo del cuore, all’estero.

Per una cultura positiva del lutto con Lisa Martignetti, "funeral planner"

“Ho organizzato la mia morte, non lo dirò a nessuno”. Diego Dalla Palma racconta come dirà addio al mondo

La decisione: “Non voglio affrontare il numero 80”

Diego Dalla Palma racconta di aver elaborato questa scelta lentamente. “Comincio a sentire che alzarmi da una sedia è una piccola umiliazione. La mente non è più quella di prima. È vita questa?” Dice di non avere paura. Solo la volontà di chiudere il cerchio “in leggerezza, con un buon vino, un pasto delizioso e un sorriso”.
Il piano, spiega, è definito: un composto medico già pronto, un mese conclusivo da vivere pienamente, poi il congedo “in pochi minuti, senza dolore, senza scena”.

"Voglio che anche la mia fine sia un atto estetico e pulito, ho sempre visto la bellezza come un'espressione di dignità"

Nel suo racconto non c’è spazio per l’autocommiserazione, ma una lucidità estrema. “Non voglio dipendere da nessuno, né da Curia, né da Stato, né da medici che prolungano l’agonia.” Rivendica la libertà del corpo e della mente, come gesto finale di coerenza: “Ho sempre curato la bellezza come espressione di dignità. Ora voglio che anche la mia fine sia un atto estetico, un gesto pulito.”

Gli amori, la solitudine e l’assenza di figli: chi sarà accanto a Diego Dalla Palma negli ultimi momenti

Dalla Palma parla apertamente dei suoi amori: due compagni importanti, che oggi non vogliono essere nominati. “Li ho perdonati. Non ho più né fratelli, né figli, né fidanzati.” Una figlia femmina, dice, gli è mancato. “Un maschio no, una femmina sì. Gli uomini mi hanno deluso, salvo quelli perbene, con coscienza e candore.”

L'orientamento sessuale e il sesso come ricerca di sé

Omosessuale dichiarato in tempi difficili, ha spesso raccontato come la libertà sessuale e l’identità personale siano state il centro della sua vita e del suo lavoro: “Ho sempre voluto essere sincero con me stesso, anche quando costava caro.”
Nel libro e nell’intervista ricorda la sua vita sessuale con lo stesso candore con cui parla della morte. “Ho fatto di tutto: cabine telefoniche, bagni pubblici, parchi, cinema porno, cantieri dismessi.” Racconta persino di un’orgia con diciannove persone a Venezia, “nove donne, dieci uomini, tutti stretti, come in una vigna che dà uva più dolce”.
Ma dopo ogni eccesso, dice, sentiva il bisogno del silenzio: “Mi riparavo sotto un portico a sentire la pioggia, o guardare le stelle. La mia sessualità è sempre stata accompagnata da una forte spiritualità.”

Dalla povertà al successo e ritorno: i guai con Equitalia

Artista poliedrico, Dalla Palma ha costruito un impero del make-up e dell’immagine. “Le mie finanze sono state un elettrocardiogramma: punte altissime, cadute rovinose.”
Racconta di essere rimasto con 37 euro in tasca, “per colpa di Equitalia e della disonestà di qualcuno”.

Nel mondo televisivo, che pure gli ha dato notorietà, dice di aver provato nausea: “Finché mi lascerò ingannare dalle sue lusinghe, sarò un coglione.” Ha stilato persino una lista di conduttori da cui non tornerà mai più: “Diaco, Setta, Vespa, Fazio, Ferrari. Mai.” La televisione, confessa, “mi ha dato e tolto tutto: visibilità e derisione, successo e solitudine.”

“Ho organizzato la mia morte, non lo dirò a nessuno”. Diego Dalla Palma racconta come dirà addio al mondo 

L’ultimo mese della sua vita: come passerà e chi ci sarà

Del suo ultimo mese parla con calma quasi liturgica: “Vivrò bene. Mangiare, bere, sorridere. Poi basta.” Nessun annuncio, nessun addio pubblico: “Non voglio avvisare nessuno. Sarebbe un modo per chiedere ancora accettazione.” Trascorrerà quel tempo “in un luogo del cuore, all’estero”, probabilmente da solo. “Non ci sarà teatro, né dolore. Solo pace. È la mia vittoria.”

Il suo rapporto con la morte e la spiritualità

La visione di Dalla Palma non è atea. Racconta di un’esperienza dopo un coma infantile: “Vidi figure fluttuanti in una luce lilla che mi portavano in volo. Credo che succederà ancora.” Per lui, la morte è un passaggio estetico e spirituale, non una fine: “Dopo, continueremo come energia. Nulla si perde.”

Un addio che interroga: eutanasia o libertà?

La decisione di Diego Dalla Palma apre un tema più grande: è eutanasia questa, suicidio assistito? Non c’è una malattia terminale, almeno non dichiarata, ma la volontà lucida di scegliere il proprio confine. In un Paese dove il fine vita è ancora materia di scontro politico e morale, le sue parole si collocano come un gesto di cultura: la rivendicazione del diritto di decidere quando la vita non è più dignità, ma attesa. Nel suo addio non c’è provocazione, ma un messaggio chiaro: la libertà, anche davanti alla morte, può essere un atto d’amore verso se stessi.