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Proposto un decreto legge contro gli eco-attivisti che imbrattano o danneggiano i beni culturali

Fino a 3 anni di reclusione e mille euro di multa: queste alcune delle sanzioni proposte dal ddl in caso di vandalismo o danneggiamento volontario di beni culturali tutelati.

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Ddl contro gli eco-attivisti: la proposta

Da tempo, ormai, gli atti degli eco-attivisti attirano l'attenzione tanto da guadagnare titoli su titoli nelle maggiori testate nazionali e internazionali. Nel nostro Paese, Fratelli d'Italia ha sempre condannato duramente le gesta degli attivisti: una posizione che ora si fa più aspra con la proposta del decreto legge che ha l'obiettivo di sanzionare più duramente chi imbratta o danneggia volontariamente i beni culturali. La prima bozza, ancora in fase di perfezionamento, vede come primo firmatario il senatore Marco Lisei, e prevede la modifica del decreto legge numero 14 del 20 febbraio 2017 e all'articolo 635 del codice penale.

Le sanzioni del decreto legge contro gli eco-attivisti

Nella prima bozza del decreto legge vengono illustrate le sanzioni previste per coloro che danneggiano volontariamente beni culturali o ambientali: per chi ha riportato una o più denunce o è stato condannato per vandalismo o danneggiamento volontario di beni culturali tutelati, è previsto il divieto di avvicinarsi a una distanza inferiore a 10 metri agli edifici sottoposti a tutela per un minimo di sei mesi fino a un massimo di un anno. Chi trasgredisce questo divieto viene multato con una sanzione che va dai 500 ai 1.000 euro.

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Reclusione fino a 3 anni

Il disegno di legge prevede inoltre la reclusione da sei mesi a tre anni anche per chi deturpa o imbratta edifici pubblici o di culto ed edifici sottoposti a tutela come beni culturali. Il senatore Lisei, nella relazione che accompagna la proposta di legge, specifica che "il diritto di scegliere di compiere azioni di disobbedienza civile" non debba essere "assolutamente confuso con il non-diritto a compiere azioni vandaliche per porre all'attenzione delle persone questo o quel problema o esigenza", in quanto si tratta di "un non-principio che non può essere in alcun modo legittimato".