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Ergastolo per chi uccide una donna per discriminazione o possesso: il Senato unanime sul reato di femminicidio

Ergastolo per chi uccide una donna per discriminazione o possesso: il Senato unanime sul reato di femminicidio
Ergastolo per chi uccide una donna per discriminazione o possesso: il Senato unanime sul reato di femminicidio  (getty images)
Il Senato dice sì: manca solo la Camera per dire che il femminicidio è un reato. Ma cosa dice davvero il DDL? Ve lo spieghiamo in modo semplice.
di Maya Artusi Moro
Via libera del Senato, ora tocca alla Camera: il nuovo reato di femminicidio prende forma e introduce l’ergastolo per chi uccide una donna in quanto tale. Confisca dei beni, braccialetto elettronico potenziato, nuovi diritti per le vittime, stretta sui benefici penitenziari e accesso agevolato al gratuito patrocinio. Ma non è tutto: la legge prevede campagne nelle scuole, più formazione per magistrati e sanitari e una relazione annuale del Ministero. Una riforma complessa ma attesa da molto tempo, soprattutto dopo la gestione giudiziaria degli ultimi casi come quello di Filippo Turetta.
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DDL femminicidio: il Senato dice sì (all'unanimità), attesa la Camera

Applausi in Aula e unanimità al Senato: il disegno di legge che introduce in Italia il nuovo reato di femminicidio è stato approvato con 161 voti favorevoli. Il testo passa ora alla Camera per l’ultimo step legislativo. È un momento storico per il nostro Paese: per la prima volta, chi uccide una donna in quanto donna rischia l’ergastolo come pena specifica e autonoma. Non più solo una aggravante, ma un reato a sé.

Un cambiamento profondo che va oltre la repressione e parla anche di prevenzione, educazione, tutela della vittima e informazione istituzionale. Vediamo cosa prevede davvero questa legge.

Il nuovo reato di femminicidio: il ddl spiegato facile

Viene introdotto nel Codice penale l’articolo 577-bis, che stabilisce: “Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo”.

Il testo, frutto di una proposta del Governo rielaborata dalla Commissione Giustizia, chiarisce i contorni della violenza di genere estrema: la norma non riguarda solo chi uccide, ma specifica il movente di controllo, possesso e discriminazione, centrale nel concetto stesso di femminicidio.

Non ogni omicidio di donna è femminicidio; ma lo è se è un atto di discriminazione o possesso

Nel dibattito si fa spesso confusione: non ogni donna uccisa è vittima di femminicidio. È femminicidio quando a motivare l’omicidio non è “semplicemente” un conflitto, una rapina o una faida criminale, ma un atto di discriminazione, odio, controllo o possesso nei confronti della donna in quanto donna.

In altre parole, ciò che qualifica un reato come femminicidio è il movente, non solo l’identità biologica della vittima. Quando l’uccisione avviene per punire una donna che rifiuta una relazione, che afferma la propria autonomia, che non si sottomette, allora siamo davanti a un femminicidio. È un omicidio che nasce da una logica di dominazione e asimmetria di potere.

Non ogni omicidio di donna è femminicidio; ma lo è se è un atto di discriminazione o possesso
Non ogni omicidio di donna è femminicidio; ma lo è se è un atto di discriminazione o possesso  (getty images)

Controllo, possesso e punizione: i tratti distintivi

La legge non inventa una nuova categoria per “valorizzare” o “privilegiare” le donne, ma riconosce che esiste una specifica matrice culturale dietro molte violenze letali di cui le donne sono vittime. Il femminicidio si consuma in un contesto di subordinazione, dove l’uomo esercita un potere di controllo sulla vita della vittima — spesso maturato all’interno di una relazione affettiva, familiare o sessuale — e uccide per punire la perdita di dominio.

C’è chi teme che il reato di femminicidio attribuisca un valore superiore alla vita delle donne rispetto a quella di chiunque altro. Ma non è così. Non si tratta di creare “categorie di vittime”, bensì di riconoscere le dinamiche specifiche di una violenza che, dati alla mano, colpisce quasi esclusivamente un sesso, con una modalità ricorrente: uomini che uccidono partner, ex partner, madri, figlie, colleghe, amiche perché non accettano la libertà, il rifiuto o l’indipendenza di una donna.

Quando scatta lo sconto di pena

Nonostante la previsione dell’ergastolo, il testo normativo regola anche i casi in cui scatta uno sconto di pena:

  • 24 anni di reclusione se c’è una sola attenuante prevalente

  • 15 anni se le attenuanti sono plurime e comunque prevalgono sulle aggravanti

Al contrario, la pena aumenta di un terzo se l’omicidio è legato a odio, prevaricazione, controllo o al rifiuto di una relazione. Una stretta importante, che mira a evitare le attenuazioni troppo generose di molte sentenze recenti.

Cosa dicono tutti gli articoli?

La confisca dei beni

Con l’articolo 572-bis, si introduce la confisca obbligatoria di tutti i beni, compresi telefoni cellulari e strumenti informatici, utilizzati per commettere reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi. La misura si applica dopo la condanna o in caso di patteggiamento, e rappresenta un messaggio forte: anche i mezzi dell’abuso saranno tolti al colpevole.

La competenza sui procedimenti per delitti contro familiari e conviventi

Cambiano anche le regole processuali. I delitti aggravati di maltrattamenti contro familiari e conviventi saranno di competenza del tribunale monocratico, snellendo così i procedimenti. In questi reati rientrano anche i casi con armi, minori e modalità riconducibili a revenge porn o femminicidio.

Il nuovo reato di femminicidio: il ddl spiegato facile
Il nuovo reato di femminicidio: il ddl spiegato facile  (getty images)

Gli strumenti di prevenzione

Braccialetto elettronico potenziato

Il famigerato braccialetto elettronico cambia le regole: la distanza minima da rispettare passa da 500 a 1000 metri. Una misura che punta a ridurre il rischio di recidive e avvicinamenti pericolosi, troppo spesso preceduti da episodi ignorati o sottovalutati.

Campagne di sensibilizzazione e iniziative didattiche nelle scuole

Il ddl guarda anche al futuro: previste campagne nelle scuole, con un focus sul rischio dell’uso di sostanze stupefacenti in relazione a violenza sessuale. Previsto anche un tavolo tecnico permanente al ministero della Salute e formazione mirata per operatori sanitari e magistrati.

Accesso delle vittime minorenni ai centri antiviolenza

Le ragazze dai 14 anni in su potranno accedere autonomamente ai centri antiviolenza per ricevere informazioni e supporto. Un’azione concreta che risponde all’urgenza di proteggere anche le adolescenti, spesso vittime di violenza all’interno della propria cerchia familiare.

La relazione del Guardasigilli alle Camere sul fenomeno di femminicidio

Ogni anno, entro il 30 giugno, il ministro della Giustizia dovrà presentare una relazione sullo stato di applicazione delle norme contro il femminicidio. I dati dovranno essere disaggregati per sesso, tipo di reato e presenza di circostanze aggravanti, per garantire trasparenza e monitoraggio reale del fenomeno.