Da "l braccio violento della legge" a "Gli spietati": le mille facce di Gene Hackman
Un volto ruvido ma capace di infinite sfumature, occhi penetranti che potevano passare dalla ferocia alla vulnerabilità in un istante. Gene Hackman, scomparso a 95 anni nella sua casa di Santa Fe insieme alla moglie Betsy Arakawa e al loro cane, lascia un'impronta indelebile nella storia del cinema americano.
La sua morte, avvenuta a pochi giorni dalla Notte degli Oscar, ricorda i suoi due trionfi all'Academy: nel 1972 come protagonista in Il braccio violento della legge (French Connection), dove interpretò il detective ossessivo Popeye Doyle, e nel 1993 come non protagonista in Gli spietati di Clint Eastwood, nel ruolo dello sceriffo corrotto Little Bill Daggett. Hackman ha attraversato cinque decenni di cinema americano, reinventandosi continuamente: dal thriller all'action, dal western al dramma, dalla commedia ai film di supereroi. Una carriera costellata di riconoscimenti, tra cui due BAFTA, quattro Golden Globe (incluso quello alla carriera nel 2003) e uno Screen Actors Guild Award.
Il suo talento risiedeva nella capacità di rendere straordinari anche i personaggi ordinari, di dare dignità e profondità a figure imperfette, complesse, autenticamente umane. Con Hackman scompare uno degli ultimi rappresentanti di una generazione di attori che ha ridefinito il cinema hollywoodiano negli anni '70, portando sullo schermo una nuova idea di mascolinità, più vulnerabile e sfaccettata.