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manuale di sopravvivenza Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Covid non è sparito: cosa bisogna sapere per non farsi trovare impreparati

Covid o influenza? Una guida pratica su cosa fare quando insorgono i sintomi
Covid o influenza? Una guida pratica su cosa fare quando insorgono i sintomi  (getty)
Il Covid non è finito: torna a far parlare di sé tra nuovi contagi e sintomi simili all’influenza. Ecco come riconoscerlo e cosa fare.
di Maya Artusi Moro

Il ricovero di Stash, frontman dei The Kolors, positivo al Covid, ha riportato sotto i riflettori un tema che molti pensavano ormai archiviato. Allo stesso tempo, il boom di casi di influenza in Australia fa temere una stagione complicata anche in Italia. E allora è naturale chiedersi: quanto dobbiamo preoccuparci oggi per il Covid? È diventato solo un fastidioso raffreddore o resta un rischio concreto, soprattutto per i più fragili? E come ci si deve comportare se si risulta positivi? Facciamo il punto, con risposte semplici e pratiche ai dubbi più comuni.

Cibi anti-raffreddore

Il Covid è davvero finito?

Molti si sono convinti che il Covid appartenga ormai al passato, ma non è così. Anche se l’emergenza sanitaria è chiusa, il virus continua a circolare. Non ha più l’impatto devastante dei primi anni, ma non è scomparso: oggi è considerato endemico, cioè destinato a restare con noi nel tempo, un po’ come accade con l’influenza stagionale. Ciò significa che dobbiamo aspettarci nuove ondate periodiche, più o meno intense, che colpiranno soprattutto nei mesi invernali ma non solo.

In estate, ad esempio, i contagi sono tornati a crescere lentamente, segnale che il virus non se n’è mai andato del tutto. La differenza rispetto al passato è che oggi, grazie a vaccini e immunità diffusa, la maggior parte delle persone sviluppa forme lievi o moderate, senza bisogno di ricovero.

Quali sono i sintomi del Covid nel 2025

I sintomi non sono cambiati in maniera significativa: febbre, raffreddore, tosse secca o grassa, mal di gola, mal di testa, stanchezza persistente. In alcuni casi si aggiungono dolori muscolari, nausea, diarrea o congiuntivite. Alcuni pazienti perdono ancora gusto e olfatto, anche se meno frequentemente rispetto alle prime varianti. Alcuni non si accorgono nemmeno di averlo (asintomatici), mentre altri faticano a riprendersi e lamentano sintomi a lungo termine, come stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione.

Quanto dura il Covid oggi

La durata varia molto da persona a persona. Nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono in 5-7 giorni, ma la positività può durare anche oltre, fino a due settimane. Nonostante ciò, la fase di maggiore contagiosità è concentrata nei primi 5-7 giorni dall’inizio dei sintomi. È proprio in questo periodo che bisogna prestare più attenzione, evitando contatti ravvicinati e proteggendo chi è più vulnerabile.

La variabilità resta enorme: per qualcuno è un malanno di quattro giorni, per altri una settimana di letto.

Covid o influenza? Come distinguerli

È una delle domande più frequenti. Purtroppo, i sintomi si sovrappongono in modo quasi totale: febbre, tosse, dolori e malessere generale. L’influenza tende a iniziare in modo più brusco, con febbre alta improvvisa, mentre il Covid spesso esordisce gradualmente, ma non è una regola. Ad ogni modo per tutte le vostre necessità abbiamo redatto una guida dettagliata in merito.

La raccomandazione resta sempre, soprattutto se si convive con persone fragili, di fare un test rapido appena compaiono sintomi sospetti. 

Che cosa si deve fare se si prende il Covid nel 2025?
Che cosa si deve fare se si prende il Covid nel 2025?  (getty)

Cosa fare se si risulta positivi

Oggi non c’è più obbligo di isolamento, ma il buon senso resta fondamentale. Se sei positivo e hai sintomi lievi, la cosa migliore è restare a casa, riposare, bere molti liquidi e assumere farmaci da banco per abbassare febbre e dolori.

Per chi è anziano o fragile, invece, è importante contattare subito il medico: esistono antivirali specifici che, se somministrati nelle prime 48 ore, possono ridurre il rischio di complicazioni. Non bisogna sottovalutare segnali come difficoltà respiratorie, saturazione bassa o febbre persistente: in questi casi va contattato il pronto soccorso.

È ancora utile la mascherina?

Sì, in alcune situazioni. Anche se non è più obbligatoria, resta uno strumento semplice ed efficace per proteggere se stessi e gli altri. Andrebbe indossata in ambienti chiusi e affollati, sui mezzi pubblici o in presenza di persone anziane e fragili.

Pensiamola come la cintura di sicurezza: non serve sempre, ma quando capita l’imprevisto può evitare conseguenze peggiori. Portarla con sé e usarla quando serve è una scelta di responsabilità, non un’imposizione.

Ha ancora senso vaccinarsi?

Il vaccino non impedisce del tutto l’infezione, ma riduce notevolmente il rischio di sviluppare forme gravi. La protezione dura circa sei mesi, motivo per cui i richiami periodici restano consigliati per over 60, malati cronici, donne in gravidanza e operatori sanitari.

Chi è giovane e in salute può scegliere liberamente, ma vaccinarsi contribuisce a ridurre la diffusione del virus e soprattutto protegge le persone più fragili che potremmo avere accanto.

Covid e long Covid: un rischio che resta

Anche con varianti meno aggressive, resta il problema del long Covid. Alcune persone, dopo la guarigione, continuano a sperimentare sintomi per settimane, mesi o addirittura anni: stanchezza cronica, fiato corto, difficoltà cognitive, dolori muscolari. Non sempre è prevedibile chi ne sarà colpito, ed è un motivo in più per non prendere il virus sottogamba. E ci sono persone che ne stanno ancora scontando le conseguenze.

Dobbiamo ancora preoccuparci del Covid?

La risposta sta nel mezzo. Non è più la minaccia globale che ha stravolto il mondo nel 2020, ma non è nemmeno scomparso. Oggi possiamo affrontarlo con meno ansia e più strumenti, ma resta importante mantenere prudenza, soprattutto per proteggere chi rischia conseguenze gravi.

Il messaggio è chiaro: il Covid fa parte della nostra quotidianità e conviverci non significa ignorarlo. Con piccoli gesti di responsabilità – tamponi in caso di sintomi, mascherina quando serve, igiene delle mani, vaccinazione per i più fragili – possiamo ridurre l’impatto del virus senza vivere nel timore.