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Costringe la figlia 16enne a una dieta ferrea per non ingrassare: madre di Como condannata per maltrattamenti

Figlia 16enne costretta dieta ferrea maltrattamenti 

La difesa della donna sostiene che ha agito per il bene della figlia e annuncia di fare ricorso.

Una donna di 54 anni è stata condannata per maltrattamenti dopo aver costretto la figlia 16enne a seguire una dieta ferrea e averla insultata per il suo aspetto fisico. La vicenda è avvenuta a Como nel 2019 e ora è arrivata la condanna con reclusione a un anno e quattro mesi. Cosa è successo?

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16enne costretta a seguire una dieta ferrea

La denuncia è arrivata dalla zia della protagonista di questa vicenda, con cui si è confidata stanca dei maltrattamenti della madre. La ragazza - 16enne all'epoca dei fatti, nel 2019 - ha poi confermato durante l'incidente probatorio che la madre la costringeva a una dieta ferrea che consisteva solo in vellutate, carote e vegetali. Il peso della figlia era diventato un ossessione, tanto che la giovane doveva arrivare a pesare solo 47 chili.

L'accusa si basava su motivazioni ancor più disturbanti, poiché la donna considerava la ragazza "grassa" e "brutta", mentre durante il processo sono emerse testimonianze di parenti e amici, oltre a registrazioni audio in cui la giovane veniva costretta a salire sulla bilancia, accompagnate da commenti umilianti come "Non ti fai schifo?" e "Ma ti specchi?".

La vicenda, iniziata nell'ottobre del 2018 e proseguita fino al momento della denuncia nel 2019, ha visto la ragazza confermare tutte le sofferenze subite, con conseguente allontanamento della madre 54enne con una misura cautelare.

Figlia 16enne maltrattamenti 

La madre condannata per maltrattamenti

Una sentenza di un anno e quattro mesi è stata emessa per maltrattamenti in primo grado nei confronti della madre, suscitando l'annuncio da parte della difesa di un ricorso. Nel corso del processo, l'avvocato della donna, Alessandra Colombo Taccani, ha sostenuto che la madre agisse sempre nell'interesse della figlia, cercando costantemente di preservare la sua salute. In particolare, la difesa ha affermato che il rigido controllo del peso della giovane era motivato dalla volontà di prevenire eventuali problemi alla schiena derivanti dall'aumento di peso.

Il processo, avviato nella primavera del 2023, ha visto l'accusa richiedere una condanna di due anni, mentre la difesa ha cercato l'assoluzione. Come alternativa, è stata proposta la derubricazione del reato in abuso di mezzi di correzione. L'avvocato difensore ha spiegato al Corriere della Sera: "Siamo convinti di aver dimostrato l'assenza di maltrattamenti. Confidiamo nella giustizia e nella verità e presenteremo appello dopo aver esaminato le motivazioni. Riteniamo che la madre abbia sempre agito esclusivamente per il bene della figlia, e secondo noi manca l'elemento per contestare il presunto maltrattamento".