Cosa significa essere “cool”: i sei tratti della personalità che indicano i pionieri, e le pioniere, di una società migliore
Uno studio internazionale che ha coinvolto 13 Paesi rivela cosa signfica oggi essere "cool": no, non è questione di stile (basterebbe copiare gli stili).
Le persone percepite come “cool” hanno sei tratti della personalità ben definiti.
Parlando di coolness, è iniziato tutto con la ribellione dei beatniks, poi è continuato con il fascino distaccato delle rockstar, per spingersi fino alla creatività iconoclasta di artisti/e a celebrità leggermente outsider. Secondo Treccani, oggi, è "cool" una persona "che riflette le ultime tendenze della moda, che riscuote meraviglia e approvazione". Ma è grazie a un ampio studio internazionale pubblicato dall’APA Journal of Experimental Psychology, che abbiamo una risposta più solida e, sorprendentemente, universale.
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i sei tratti della coolness
I sei tratti che definiscono la “coolness”, secondo lo studio, delineano un profilo psicologico dinamico e magnetico. L’estroversione consente alle persone cool di dominare socialmente ma senza prepotenza o aggressività: sono espressive, spontanee, capaci di catalizzare l’attenzione. L’edonismo riflette la loro tendenza a godere del presente e a trasmettere energia vitale. Il potere, inteso come influenza e leadership, dà loro un’aura di controllo e autorevolezza.
L’avventurosità li rende curiose, propense al rischio e all’esplorazione. L’apertura mentale li distingue per tolleranza, capacità di ragionamento e creatività, mentre l’autonomia sottolinea la loro indipendenza dalle convenzioni: sono perosne, insomma, che seguono il proprio ritmo, senza bisogno di approvazione. Insieme, questi tratti fanno emergere una figura non necessariamente perfetta, ma profondamente libera e culturalmente incisiva. Per questo, spesso, indimenticabile.
cosa significa che "coolness" e "bontà" non coincidono
Secondo la ricerca, le persone percepite come “cool” non sono semplicemente gentili o popolari, anzi: sono individui che sfidano le convenzioni con il loro edonismo e apertura mentale (e autonomia). Insomma muovendosi fuori dai binari del comportamento convenzionale è facile che non vengano considerate "buone" anche dal momento che la bontà, secondo la stessa ricerca, risiede in persone con altri tratti.
I “buoni” vengono percepiti come coscienziosi, tranquilli, umili e rispettosi delle regole imposte senza problematizzarle mai: dall'abbigliamento alle norme sociali. I “cool” sono più propensi a osare, a trasgredire, a vivere secondo i propri parametri. Questo non li rende amorali ma piuttosto interpreti di un’etica personale che sfida quella collettiva, quando quella collettiva non risponde più alle esigenze di una società complessa.
l'impatto trasformativo delle persone considerate cool
E questa tensione tra norma e deviazione è proprio ciò che li rende rilevanti. Essere cool, insomma, non significa piacere a tutti. Significa essere abbastanza autentici e sicuri da restare fedeli a sé stessi, anche a costo dell’incomprensione. Significa saper usare il proprio fascino non per dominare, ma per stimolare e ragionare. È un atto di espressione, certo, ma ha un impatto sociale clamoroso, anche nelle piccolissime cerchie di amici e amiche.
Ed è proprio questo l’aspetto più sottovalutato, e più potente, della coolness: il suo impatto trasformativo. I “cool” anticipano i cambiamenti culturali, spostano l’asse delle norme, rendono accettabili nuove idee, comportamenti e visioni del mondo. Nel farlo, svolgono un ruolo cruciale nell’evoluzione collettiva. Se il mondo cambia, spesso è perché qualcuno ha avuto il coraggio – e lo stile – di parlarne. In un’epoca che oscilla tra conformismo digitale, iperindividualismo e crisi identitarie, essere cool non è solo desiderabile: è necessario.