Come sono le canzoni di Sanremo 2025? Anteprime e spoiler sui 30 brani in gara
Un primo ascolto delle canzoni in gara al Festival di Sanremo 2025 rivela un panorama musicale dominato da ballad, pochi accenni di rock e un focus sui sentimenti e i rapporti umani. Carlo Conti, alla guida del Festival, anticipa un’edizione emotiva che tocca le più svariate corde del cuore. Ma andiamo a scoprire gli spoiler.
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Come ogni anno, i giornalisti hanno avuto l'opportunità di ascoltare in anteprima i brani che saranno protagonisti sul palco dell'Ariston dall’11 al 15 febbraio. Con 30 Big in gara e 4 Nuove Proposte provenienti da Sanremo Giovani, l’attesa è alta. Le prime impressioni? Si parla di un Festival dalle sonorità più tradizionali, con meno "cassa dritta" e più ballad. Questo non significa che mancheranno i brani radiofonici, ma il tono generale sembra virare verso la classica "canzone sanremese", caratterizzata da intensità e pathos.
Quali sono le prime impressioni sulle canzoni di Sanremo 2025? Tanto pop, poco rap, un pizzico di cantautorato e niente rock
Un altro elemento evidente è la diminuzione del rap a favore del pop e della canzone d’autore, nonostante la presenza di artisti del genere. Come ha dichiarato Carlo Conti, che quest’anno prende il timone del Festival, "Manca un po' il rock duro che piace a me, ma non sono arrivati brani di questo tipo". Un panorama, dunque, più emotivo e meno spinto da ritmi incalzanti.
Di cosa parlano le canzoni di Sanremo 2025? Amore e rapporto genitori/figli
Al centro di molte canzoni ci sono i sentimenti. L’amore domina con le sue mille sfaccettature: storie finite, relazioni che durano nel tempo o che devono ancora sbocciare, fino a quelle segnate da dinamiche complesse o tossiche. Tuttavia, l’argomento che spicca è il rapporto tra genitori e figli, declinato in forme inedite e profonde.
Dalle dediche ai figli appena nati, ai racconti dei padri assenti, fino alle riflessioni più mature su quando i ruoli si invertono e sono i figli a prendersi cura dei genitori. Una prospettiva innovativa è quella sul dolore della perdita o sull’assenza dei figli, un tema che raramente aveva trovato spazio al Festival e che quest’anno potrebbe toccare corde profonde nel pubblico.
Ci sono canzoni politiche o che trattano la salute mentale?
In un Festival che sembra concentrarsi più sulle emozioni personali, i temi sociali e politici sono meno presenti. Solo un brano affronta esplicitamente una questione politica, mentre un’altra canzone si distingue per la sua capacità di fotografare il momento sociale attuale.
Un tema che invece emerge con più frequenza è quello della salute mentale. La depressione e il disagio emotivo trovano spazio tra le note, a testimonianza di una crescente sensibilità verso argomenti che coinvolgono molte persone.
Sanremo 2025: più pop e meno rock?
Chi si aspetta una ventata di rock "duro e puro" potrebbe rimanere deluso. Carlo Conti ha spiegato che non sono pervenuti brani di questo genere e, di conseguenza, l’offerta musicale risulta più orientata al pop e alle ballad. Tuttavia, questo non significa che mancheranno momenti di energia: alcuni artisti porteranno sul palco hit perfette per le radio, sebbene il focus rimanga su testi e melodie che toccano il cuore.
Anticipazioni e spoiler sulle canzoni di Sanremo 2025: come sono i brani?
Francesco Gabbani - Viva la vita
Dal trionfo tra le Nuove Proposte con Amen nel 2016 alla storica vittoria l'anno successivo con Occidentali's Karma, Gabbani ha ridefinito il concetto di pop filosofico in Italia. La sua capacità di mescolare riflessioni profonde a melodie contagiose l'ha reso uno dei volti più riconoscibili del nuovo pop italiano. Dopo il successo di Viceversa nel 2020 e una pausa di riflessione, il veterano dell'Ariston torna a casa. Con due vittorie in tasca, Gabbani questa volta abbandona l'ironia che l'ha reso celebre per abbracciare l'essenziale. Viva la vita è un inno alla resilienza vestito di orchestra e melodia pop, dove la semplicità diventa forza. Il messaggio? Chiaro come un cielo d'estate: Viva la vita così com'è. Peccato che chi ci ha regalato Occidentali's Karma questa volta scelga una strada più prevedibile, anche se impeccabilmente percorsa.
Clara - Febbre
Dal successo nella serie Mare Fuori, dove interpreta il ruolo di Crazy J, alla vittoria a Sanremo Giovani 2023 con Diamanti Grezzi, Clara Soccini ha bruciato le tappe nel giro di un anno. La giovane artista, che ha conquistato il pubblico con la sua attitudine urban e sensibilità pop, non ha aspettato molto per tornare sul palco che l'ha consacrata. Il suo ritorno coraggioso all'Ariston arriva con Febbre, che porta l'impronta inconfondibile di Madame, una firma che si sente in ogni nota. Il brano è un cocktail di pop e rap, con un tocco di dance che fa battere il piede. Tra citazioni sofisticate (quel "blu Klein" che farà discutere gli intellettuali) e ritmi contagiosi, Clara dimostra che la sua presenza all'Ariston non è un caso.
Willie Peyote - Grazie ma no grazie
Dalla scena underground torinese alle vette delle classifiche, Willie Peyote ha costruito la sua carriera mattone dopo mattone. Con sei album alle spalle e una partecipazione a Sanremo nel 2021 con Mai dire mai (La locura) che gli è valsa il Premio della Critica Mia Martini, è diventato uno dei portavoce più lucidi della sua generazione. Ecco l'outsider che non ha paura di graffiare. Willie porta una ventata di aria fresca con una critica sociale affilata come un rasoio. Tra ironia tagliente e verità scomode, il rapper torinese mette il dito nelle piaghe della società moderna, dai social al vittimismo. Quando canta E c'hai provato più volte dei Jalisse... In un Festival dove il politically correct regna sovrano, lui sceglie di essere spina nel fianco.
Noemi - Se ti innamori muori
Dal palco di X Factor nel 2009 a quello dell'Ariston, Noemi ha costruito una carriera solida fatta di hit radiofoniche e performance memorabili. Con otto partecipazioni al Festival alle spalle, incluso il successo di Sono solo parole nel 2012 e la rinascita artistica di Glicine nel 2021, la cantante romana è una delle voci più potenti e riconoscibili del panorama italiano. La voce graffiante di Noemi incontra ora la penna di Mahmood e Blanco in una ballata che è pura eleganza. Un viaggio nell'amore con tutte le sue spine, dove la sincerità fa male ma libera. La sua voce racconta storie di cuori infranti e rinascite con una profondità che toglie il fiato. Quando canta Avere figli non è, non è, un discorso facile da prendere, tocca corde universali con disarmante semplicità.
Lucio Corsi - Volevo essere un duro
Emerso dalla scena indie toscana, Lucio Corsi ha conquistato la critica con album come Cosa faremo da grandi? e Cori da stadio rimanendo però piuttosto oscuro al grande pubblico. La sua musica, che miscela cantautorato italiano, glam rock e suggestioni letterarie, l'ha reso uno dei nomi più interessanti della kermesse. Il poeta della Maremma porta ora la sua magia all'Ariston. Corsi è come un alieno atterrato nel mondo della musica mainstream, con il suo mix unico di glam rock e poesia alla Rodari. La sua canzone è un fumetto musicale dove i girasoli parlano e la mamma dà consigli mentre si cade dagli alberi. Non cerca di adattarsi al Festival, è il Festival che deve adattarsi a lui. Autentico fino al midollo, fino a quella confessione finale: non sono altro che Lucio.
Rkomi - Il ritmo delle cose
Da rapper underground dei quartieri milanesi a protagonista del pop italiano, la parabola di Mirko Manuele Martorana, in arte Rkomi, è emblematica. Con il suo album Taxi Driver ha dominato le classifiche del 2021, mentre la partecipazione a Sanremo 2022 con Insuperabile e il ruolo di giudice a X Factor hanno consolidato la sua presenza nel mainstream. Tre anni dopo, Rkomi torna più maturo e consapevole. Il suo brano è un vortice ipnotico di ritmi latini e urban, prodotto magistralmente da Shablo. Le vocali apertissime diventano il suo marchio di fabbrica, mentre il testo dipinge immagini potenti come flash fotografici. Non è la solita hit da classifica, ma un esperimento che oscilla tra dancefloor e poesia urbana.
The Kolors - Tu con chi fai l'amore
Dalla vittoria ad Amici nel 2015 al successo internazionale di Italodisco nel 2023, i The Kolors hanno attraversato più vite artistiche. La band guidata da Stash ha saputo reinventarsi, passando dal rock-funk degli esordi al pop elettronico contemporaneo, fino a diventare una delle realtà più solide del panorama italiano. La formula vincente non si cambia, si perfeziona. I The Kolors, con la complicità di Calcutta e Petrella, confezionano l'ennesimo potenziale tormentone. Da Roma a Portorico, passando per Mykonos, il brano è un viaggio dance che farà ballare anche le nonne. Quel ritornello? Già lo sentite nelle vostre teste.
Rocco Hunt - Mille vote ancora
L'ascesa di Rocco Hunt è stata meteorica: dalla vittoria tra i Giovani nel 2014 con Nu juorno bbuono alle collaborazioni internazionali con artisti del calibro di Ana Mena, passando per hit estive che hanno dominato le classifiche. Il rapper salernitano ha saputo coniugare il suo rap conscious con sonorità pop, senza mai dimenticare le sue radici. Dal trionfo tra i Giovani a oggi, Rocco Hunt non ha perso il suo fuoco. Mischia italiano e napoletano in un rap che sa di strada e nostalgia. Non è solo musica, è un manifesto sociale che parla di Napoli, di stato assente, di radici che tirano anche quando fanno male. Lo stato è assente come noi/in mezzo a quei banchi - verità crude servite su un beat irresistibile.
Achille Lauro - Incoscienti giovani
Da trapper underground a icona pop, la metamorfosi di Achille Lauro è stata una delle più affascinanti della musica italiana recente. Dopo aver rivoluzionato Sanremo con le sue performance teatrali e i suoi outfit provocatori, l'artista torna alle origini con una ballad che omaggia Roma. In Incoscienti giovani si avvicina al grande cantautorato romano, con un brano che unisce malinconia e speranza. La pioggia su Villa Borghese fa da sfondo a un racconto generazionale che culmina con un saxofono da tetto di New York, mentre quel Ti chiamerò da un Autogrill/Tra cento anni o giù di lì racchiude tutta la poetica dell’artista.
Elodie - Dimenticarsi alle 7
Dal talent show Amici al dominio delle classifiche, Elodie ha costruito la sua carriera pezzo dopo pezzo, diventando una delle artiste più influenti del pop italiano. Dopo il successo di Andromeda a Sanremo 2020 e hit come Bagno a mezzanotte, torna con un brano che mischia dance e nostalgia. La sua evoluzione l'ha portata a sviluppare un sound unico, dove la cassa dritta si fonde con testi introspettivi. Se è vero che poi fanno la ruggine / Io non voglio più piangere così canta in quello che sembra un sogno a passo di danza.
Tony Effe - Damme 'na mano
Dalla Dark Polo Gang al successo solista con ICON, l’album più ascoltato del 2024, Tony Effe arriva all'Ariston sovvertendo ogni aspettativa. Abbandona la trap per abbracciare un sound che mescola ritmi sudamericani e omaggi a Franco Califano, giocando con la tradizione del folk romano. Con gli occhiali da sole e l’attitudine da classico uomo italiano, amo solo mia madre Annarita, costruisce un personaggio che ricorda Fred Buscaglione. Il brano ha un accenno alla violenza nelle relazioni (Mi alzi le mani/poi ti vuoi scusare), anche se ribaltata, dalla donna nei confronti dell'uomo. Farà discutere.
Massimo Ranieri - Tra le mani un cuore
Cinquant’anni dopo Perdere l’amore, Massimo Ranieri continua a essere uno dei pilastri della musica italiana. La sua carriera, che spazia dal teatro alla televisione, trova nella musica la sua massima espressione. Il brano, scritto da Tiziano Ferro e Nek, è un melodramma contemporaneo che esalta la sua voce inconfondibile. Senza cercare compromessi con le mode, Ranieri costruisce un classico arricchito da arrangiamenti moderni e un sax che ne amplifica la potenza emotiva.
Sarah Toscano - Amarcord
Fresca vincitrice di Amici, Sarah Toscano rappresenta la nuova generazione del pop italiano. La più giovane del Festival porta un brano che cita Édith Piaf e La Vie en Rose, mescolando dance e nostalgia. Pur non rivoluzionando il genere, dimostra una maturità vocale sorprendente per la sua età, confermando le aspettative create dal talent show.
Marcella Bella - Pelle di diamante
Niente come Montagne verdi: Marcella Bella qui fa tutt’altro. Una mina vagante, così si definisce nel testo, un inno al self-love che grida: La mia più grande fan sono io. Assisteremo anche quest'anno all'effetto Ricchi e Poveri? Marcella sceglie un uptempo in cui si racconta senza filtri: Stronza, forse, ma sorprendente, una mina vagante, sono una combattente. Il brano ricorda la Loredana Bertè di Pazza di me, ma con un tocco strobo. Tra autogiustificazioni e autocertificazioni, si dipinge come un’icona.
Brunori Sas - L’albero delle noci
Finalmente Brunori Sas all’Ariston. Dopo anni di tentativi falliti, il cantautore calabrese porta una ballad struggente sulla paternità, per la figlia Fiammetta appena nata. Sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele, canta con la sua classe sopraffina, regalandoci immagini potenti e commoventi. Il racconto d’amore per la figlia tiene dentro le ombre del suo Sud, tra il sangue e il vino della Calabria. Non è una felicità urlata, ma delicatissima. Sas debutta nel suo vestito migliore e, chissà, potrebbe emozionarsi sul palco. Una canzone da ascoltare e custodire.
Serena Brancale - Anema e core
Debutto all’Ariston per la jazzista Serena Brancale, la star della hit tiktok-iana Baccalà, che già dal titolo omaggia Napoli. Dentro c’è ritmo, ironia e un ritornello che si pianta in testa al primo ascolto. Dopo il successo di Baccalà, il suo divertissement in dialetto pugliese, Brancale mantiene il tocco mediterraneo mescolando jazz e neomelodico con accenti moderni. Dammi un bacio su un taxi cabrio – ed è subito Capri, Costiera e cliché che diventano un sogno turistico. Voce incredibile, ritmo contagioso e un pezzo che celebra il carpe diem. È una festa mediterranea: tutti in pista!
Irama - Lentamente
Irama fa Irama. La ballad struggente c’è, l’amore tormentato pure. Tra gli autori spicca Blanco, ma il rischio è che tutto suoni un po’ uniforme sulla sua voce: profonda, sofferente, dark. Lentamente è una ballatona pop-rock perfetta per il Festival, in linea con lo stile che ha sempre portato e che continua a dargli grandi soddisfazioni. Niente di nuovo sotto il sole, ma per i fan sarà un’altra conferma.
Rose Villain - Fuorilegge
Partiamo domani / Bonnie e Clyde / coi sogni rubati. Rose Villain si conferma uno dei diamanti del pop italiano, capace di unire numeri, credibilità e uno stile unico. Fuorilegge parte come un brano pop con aperture vocali di grande impatto, per poi scivolare in una cassa dance arricchita da ritmi mediorientali. Il testo racconta un desiderio viscerale, logorante, che porta a pensare e agire fuori dagli schemi. Tra stridori dance, improvvisi cambi di ritmo e mix di pop e rap, Rose costruisce un mondo fatto di citazioni e nostalgia. Il falso finale è un colpo da maestro che lascerà il pubblico in piedi ad applaudire.
Fedez - Battito
Dal rap underground di Sig. Brainwash al pop mainstream, passando per talent show e polemiche, Fedez ha attraversato l’ultimo decennio della musica italiana lasciando il segno e facendo parlare di sè, quest'anno, anche per le vicende relative alla sua vita privata. Il suo ritorno al Festival, dopo il duetto con Francesca Michielin, è un brano autobiografico che affronta il tema della depressione senza filtri. È un Fedez che si spoglia delle sue solite provocazioni per mostrarci le sue cicatrici emotive, trasformando il palco dell'Ariston in un confessionale musicale. Tra le barre del suo flow ormai iconico, scorrono nomi di farmaci come fossero rime d'amore, mentre un attacco di panico si trasforma in poetica dell'urgenza. Il grande fantasma rimane Chiara Ferragni. È pop rap in salsa farmacologica, la colonna sonora di un anno vissuto pericolosamente.
Coma_Cose - Cuoricini
Dall’Anima lattina dei live nei locali milanesi al successo nazionale, i Coma_Cose hanno ridefinito il concetto di duo indie pop in Italia. Fausto Lama e California tornano all’Ariston con un uptempo che strizza l’occhio alla dance anni ’80, senza tradire la loro anima più impegnata. Il duo, ormai presenza fissa del Festival, conferma la propria capacità di unire leggerezza e profondità in un brano che promette di conquistare le radio.
Giorgia - La cura per me
Dalla vittoria di E poi nel 1995 a oggi, Giorgia ha attraversato tre decenni di musica italiana con una voce che l’ha resa unica nel panorama internazionale. Con Blanco tra gli autori, porta all’Ariston un brano che sfida le convenzioni della classica canzone sanremese. La sua interpretazione magistrale eleva un pezzo che rinuncia all’orecchiabilità immediata per cercare strade più complesse, confermando ancora una volta il suo status di regina del pop italiano. Possibile classifica.
Olly - Balorda nostalgia
Dalla scena genovese al mainstream nazionale, Olly ha costruito la sua ascesa passo dopo passo e potrebbe essere una rivelazione. Dopo l'exploit a Sanremo Giovani e il successo di Polvere, l'artista ha consolidato la sua presenza con una fanbase sempre più ampia. Il suo ritorno all'Ariston segna una maturazione artistica significativa. Balorda nostalgia si distacca coraggiosamente dalle tendenze del momento: niente suoni plastificati, niente cassa in quattro obbligatoria. È un racconto d’amore onesto, una ballad che rifugge dalle convenzioni contemporanee per abbracciare un pop autentico. La dedica finale suggella un brano che potrebbe rappresentare la vera sorpresa di questo Festival.
Simone Cristicchi - Quando sarai piccola
Dal trionfo di Ti regalerò una rosa nel 2007 ai successi teatrali, Cristicchi ha sempre saputo toccare le corde più profonde dell’animo umano. Il cantautore romano torna con una lettera in musica che affronta il tema dell’Alzheimer con una delicatezza straziante. Ti ripeterò il mio nome mille volte perché tanto te lo scorderai - in questa frase si concentra tutto il dolore e l’amore di chi vede i propri genitori diventare figli. Un brano che, come il precedente successo sanremese, ha il potere di commuovere al primo ascolto, toccando un tema universale con rara sensibilità.
Emis Killa - Demoni
Dalla battle rap alla consacrazione mainstream, Emis Killa ha sempre mantenuto una sua identità ben definita nel panorama rap italiano. Il suo debutto sanremese, inaspettato per un artista che ha sempre guardato al Festival con distanza, segue la scia del successo di Lazza con Cenere, ma con un’impronta personale inequivocabile. Influenzato dalle recenti collaborazioni con Fedez, porta all’Ariston un racconto urban dove maledettismo e decadenza si fondono in un amore folle come droga. Tra riferimenti al Fentanyl, red carpet e molotov, offre la quota meno rassicurante del Festival, con immagini crude come Lo facciamo sui binari tra i vagoni abbandonati.
Joan Thiele - Eco
Come accaduto per Colapesce e Dimartino o La Rappresentante di Lista, Joan Thiele arriva all’Ariston preceduta dalla stima della scena indipendente. Il suo percorso, che mescola influenze internazionali e ricerca sonora, trova in Eco la sua perfetta sintesi. Il brano è un viaggio nel tempo che omaggia le colonne sonore di Morricone, l’eleganza di Mina e il soul di Amy Winehouse, pur mantenendo uno sguardo contemporaneo alla Billie Eilish. È il pezzo più internazionale del Festival, un’elegante fusione di passato e presente che, pur non puntando al ritornello facile, costruisce un’atmosfera unica.
Modà - Non ti dimentico
Dal successo mainstream degli anni 2000 a oggi, i Modà hanno costruito una carriera solida fatta di hit e riempistadi. Kekko Silvestre, unico autore del brano, rimane fedele al sound che ha reso la band celebre, ma tocca qui uno dei punti più alti della loro produzione. Il pop-rock tradizionale fa da cornice a un racconto di relazioni impreziosito da momenti di ironia (L’ho letto sull’oroscopo che quelli del mio segno / di complicarsi i piani ne hanno un po’ bisogno). Un brano destinato a diventare un classico nei loro live.
Gaia - Chiamo io chiami tu
Dal successo ad Amici alla ricerca di un’identità internazionale, Gaia ha sempre dimostrato una versatilità unica nel panorama italiano. La collaborazione con Davide Petrella produce un pop raffinato che conferma il suo talento nel genere. Il ritornello giocoso Chiamo io, chiami tu è di quelli che si insinuano nella mente, anche se ci si aspettava forse qualche rischio in più da un’artista del suo calibro. Un brano perfettamente radiofonico che conferma la sua maturità artistica.
Francesca Michielin - Fango in paradiso
Dal trionfo a X Factor nel 2011 alla direzione artistica dello stesso programma, Francesca Michielin ha costruito un percorso unico nel pop italiano. La sua revenge song in stile Taylor Swift mantiene una coerenza perfetta con la sua discografia pur esplorando nuovi territori. Le immagini sono potenti (Programmare un addio chiusi in macchina era tutta teoria e non pratica), il sound ricercato. La cantautrice conferma la sua capacità di evolversi mantenendo una forte identità artistica.
Bresh - La tana del granchio
Emerso dalla Drilliguria, fucina di talenti del nuovo cantautorato italiano, Bresh arriva all’Ariston nel momento perfetto della sua carriera. Dopo il successo di brani come Guasto d’amore, sorprende tutti con una ballad non scontata, che si distacca dalle convenzioni del rap contemporaneo. Il titolo già anticipa la poesia di un brano che, pur con qualche momento già sentito nel bridge, potrebbe rappresentare per molti una rivelazione.
Shablo feat. Guè, Joshua e Tormento - La mia parola
Un dream team che unisce generazioni e stili diversi del rap italiano. Shablo, produttore e manager dietro il successo di artisti come Sfera Ebbasta e Blanco, orchestra un quartetto che vede il veterano Guè (fresco del suo ultimo successo in classifica), la leggenda del rap melodico Tormento dei Sottotono e il giovane talento Joshua. Il risultato è un omaggio agli anni ’90 che mescola hip hop e black music con sapienza. Tra soul e pop, il brano gioca con le parole (pm10 che fa rima con blues e gin) creando un sound irresistibile che promette di spaccare sul palco dell’Ariston.
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