Mario Adinolfi e la figlia Clara: la promessa che li unisce nella lotta ai disturbi alimentari
Mario Adinolfi ha legato la sua scelta di dimagrire a una promessa alla figlia Clara, che affronta l’anoressia. Ecco il percorso intrapreso dai due...
“Peso 175 chili, ne voglio perdere 48 entro Natale”. Con questa dichiarazione pubblicata su Facebook, Mario Adinolfi ha reso pubblica la sua nuova sfida personale: dimagrire dopo anni di oscillazioni estreme, dall’esperienza all’Isola dei famosi al ricovero in ospedale. Ma questa volta il percorso non riguarda solo lui. Accanto a Mario c’è Clara, sua figlia, che combatte contro l’anoressia. Padre e figlia hanno deciso di affrontare due battaglie diverse ma intrecciate, trasformando la resistenza quotidiana ai DCA in una promessa reciproca.
Come si affronta un disturbo del comportamento alimentare in famiglia?
Il percorso di dimagrimento di Mario Adinolfi tra alti e bassi
Dopo aver toccato i 227,9 chili prima dell’esperienza all’Isola dei famosi, Mario Adinolfi aveva perso 34 chili durante il reality, salvo poi tornare a casa e finire in ospedale per la perdita di peso repentina e non salutare. Oggi il suo percorso è seguito da specialisti e comprende una dieta personalizzata, attività fisica e l’utilizzo di Tirzepatide, principio attivo nato come trattamento per il diabete di tipo 2 ma approvato anche in alcuni casi per la gestione del peso.
Con questo protocollo, Adinolfi ha perso altri 28 chili in 75 giorni. L’obiettivo dichiarato è scendere sotto i 130 entro Natale. Ma lasciando perdere i numeri, su cui è meglio non soffermarsi affatto, c'è ben altro dietro la sua voglia di riacquistare la salute: percorrere il cammino insieme a sua figlia.
La promessa alla figlia Clara che soffre di anoressia
Il vero motore del cambiamento non è il peso sulla bilancia ma il legame con Clara. “Faccio tutto questo in tandem con la mia adorata figlia che combatte la malattia dell’anoressia. Anche stamattina ce lo siamo detti: felicità è la lotta”, ha scritto Adinolfi sui social.
La promessa risale già ai tempi dell’Isola: “Ho promesso a mia figlia di essere molto tenace e ho chiesto a lei di esserlo altrettanto. Dopo un mese e mezzo lontani dalle famiglie, questa è la prova più dura, psicologicamente davvero difficile. Però vedi, papà ce la sta facendo, sono sicuro che ce la stai facendo pure tu”.
Per Mario, la condivisione è fondamentale: non un percorso parallelo, ma una resistenza comune che trasforma la malattia in un terreno di alleanza e non di solitudine.
La filosofia di Sisifo e il dolore per la morte della sorella
Il 24 settembre Adinolfi ha chiarito un punto importante: “Io non insegno nulla a Clara, è lei che insegna a me perché è lei che soffre di più… Quando ci diciamo quelle quattro parole che ci uniscono (‘felicità è la lotta’) lo intendiamo nel senso che feci scrivere sulla lapide di mia sorella suicida: bisogna immaginare Sisifo felice”.
Il riferimento alla sorella Ielma, morta suicida nel 1997, apre un capitolo doloroso della sua vita. Adinolfi ha raccontato che proprio da allora ha iniziato ad accumulare peso, circa cinque chili in più ogni anno. Il cibo è stato rifugio e anestesia, ma anche condanna. Oggi quella ferita diventa parte di una narrazione che non cerca trionfi facili ma consapevolezza delle fragilità.
La fatfobia dei media e l’ossessione per i chili persi
Un aspetto centrale della vicenda riguarda il modo in cui i media hanno raccontato il corpo di Mario Adinolfi. Durante e dopo l’Isola, titoli come “Quanto è dimagrito Mario Adinolfi” o “Ecco quanti chili ha perso” hanno trasformato la sua condizione di salute in spettacolo, alimentando una fatfobia collettiva.
Invece di concentrarsi sul percorso umano, sul dolore personale e sull’intreccio con la storia della figlia, molti articoli hanno ridotto la vicenda a una sequenza di numeri, ignorando i rischi e trasformando il corpo dimagrito in trofeo da esibire. Questa narrazione tossica non riguarda solo Adinolfi, ma tutti coloro che subiscono la pressione di un modello estetico imposto, e infatti ha portato al suo ricovero in ospedale.
Anoressia e disturbi alimentari: i percorsi di cura per i DCA
Il racconto di Clara porta al centro anche la questione dei disturbi alimentari, che in Italia colpiscono sempre più adolescenti e giovanissimi. L’anoressia, in particolare, resta uno dei disturbi con la mortalità più alta. I percorsi di cura più efficaci includono terapia multidisciplinare, sostegno psicologico e interventi mirati, che non riguardano soltanto chi soffre ma anche i genitori. La testimonianza di Adinolfi e Clara può aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica, ricordando che la vera sfida non è il numero di chili persi o presi, ma la possibilità di ricostruire un equilibrio e di sentirsi accompagnati.
Nella promessa tra padre e figlia c’è un messaggio che vale per tutti: la lotta non è solo un mezzo per arrivare a un risultato, ma può essere felicità in sé, un modo per restare vivi e presenti nonostante le ferite.