Brescia, l'attivista Elisa parla della detenzione: "Le donne costrette a fare squat senza slip. Pensate cosa fanno agli stranieri"
"Sto ancora metabolizzando", confida Elisa Francescatti a Metropolis. L'attivista di Extinction Rebellion, fermata durante la protesta ai cancelli della Leonardo contro l'uso delle armi e la guerra a Gaza, racconta la sua esperienza di sette ore in questura a Brescia. Nonostante avesse fornito i documenti, Francescatti riferisce di essere stata sottoposta a procedure umilianti: "Ci hanno fatte spogliare, al freddo, con la porta aperta con uomini e donne che passavano", descrive. La situazione si è ulteriormente tesa quando, indossando una catena da bicicletta al collo usata durante la protesta, ha avuto difficoltà a togliere la felpa. "La ragazza che era con me si è rifiutata, dicevano che aveva il ferretto... ma cosa ci poteva fare col ferretto?", racconta. Particolarmente degradante è stata la richiesta di eseguire piegamenti senza indumenti intimi, una procedura solitamente riservata ai sospetti spacciatori. La riflessione di Elisa va oltre la sua esperienza personale: "Per me è stata solo una bruttissima giornata e sono italiana. Penso a chi deve chiedere un permesso di soggiorno o è sospettato di spacciare e non è italiano. Penso alla giornata di una ragazza di Gaza".