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Le app per non aprire le app: ne avevamo veramente bisogno? (Sì, siamo ridotti così male)

Il fatto che abbiamo bisogno di scaricare delle app che ci impediscono di aprire altre app deve dirci qualcosa di noi.
Ed è qualcosa che potrebbe non piacerci affatto.

Le app che servono a non aprire (altre) app vengono scaricate ogni giorno da milioni di persone: Forest, Opal, Freedom, Stay Focused, One Sec.

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Tutte sono state inventate, prodotte e messe sul mercato con una identica promessa: aiutarci nel difficile compito di posare lo smartphone o almeno usarlo meno. Volendo essere precise, queste app servono a impedirci di aprire altre applicazioni specifiche che apriamo quasi senza accorgercene. Sì, parliamo dei social network ma non solo di quelli.

app per non aprire le app

Il fenomeno, secondo noi, è rivelatore dei tempi che corrono perché crediamo sia obbligatorio chiederci come abbiamo fatto a ridurci così dipendenti da video brevi, reels, notifiche, immagini delle vite altrui, consigli alimentari e di moda. Mai come oggi abbiamo avuto strumenti così potenti per comunicare, informarci e intrattenerci ma li usiamo per rimanere in uno stato di angosciosa passività, talmente angosciosa che decidiamo che ci serve qualcosa di esterno - un'app - che ci dica di distrarci (dalle distrazioni, il che è paradossale).

Mai come oggi sentiamo il bisogno di prendere le distanze da quegli stessi strumenti a causa di una crescente consapevolezza del valore del tempo, del cervello e della salute mentale e della difficoltà di difenderli. Le statistiche raccontano che in molti Paesi il tempo trascorso davanti allo smartphone supera abbondantemente le quattro o cinque ore al giorno. Al netto di app che usiamo per la nostra professione o per la produttività, il problema è che una parte consistente di queste ore è assorbita dai social media, spesso in sessioni frammentate che si distribuiscono lungo tutta la giornata. Minuti che, sommati, diventano ore e ore che lasciano la sensazione di aver consumato tempo senza averlo davvero vissuto.

Non sorprende quindi che si moltiplichino gli strumenti per disconnettersi, per quanto siano strumenti interni a quegli stessi dispositivi da cui vogliamo allontanarci.

non basta più disinstallare i social: ci serve un controllo esterno?

Alcune persone disinstallano i social, altre bloccano l'accesso alle app più distraenti e altre ancora introducono attese forzate prima dell'apertura. Poi ci sono quelle persone che trasformano l'astinenza digitale in un gioco, premiando chi resiste alla tentazione di controllare lo schermo. Sono soluzioni diverse al comune problema di avere oggettive difficoltà di sottrarsi a sistemi progettati per essere consultati il più spesso possibile.

Cosa ci dice, di noi, il proliferare di applicazioni pensate per impedirci di utilizzare altre applicazioni? Secondo chi scrive è un segnale che può essere interpretato come la prova di una dipendenza sempre più profonda dalla tecnologia. Abbiamo forse perso la capacità di interrompere un'attività e di stabilire autonomamente e in modo indipendente dei limiti alle nostre stesse azioni? Siamo dei drogati, delle drogate: ed è evidente dal fatto che deleghiamo questa funzione (a un software, peraltro).

Quando abbiamo bisogno di un'app che ci impedisca di aprire Instagram, TikTok o Facebook stiamo ammettendo che la tecnologia è diventata così pervasiva da essere chiamata a controllare gli effetti della tecnologia stessa. Meglio di niente, ovvio. Meglio questo che soccombere definitivamente. Ma rimane il segnale di una condizione in cui non ci limitiamo più a usare gli strumenti digitali, ma finiamo per dipendere da essi perfino per regolare il nostro rapporto con loro.