La difesa della sanità contro i tagli del governo 2 minuti di lettura

5 dicembre, sciopero nazionale di medici e infermieri: quali i servizi interrotti

Negli ultimi dieci anni i posti letto negli ospedali sono diminuiti più del 30% 

Martedì 5 dicembre avverrà in tutta Italia uno sciopero nazionale di medici e infermieri: tutti i servizi sospesi, gli orari e le motivazioni.

Lo sciopero di medici e infermieri: quando e come 

Uniti contro la manovra economica voluta dal Governo Meloni, Martedì 5 dicembre medici e infermieri potranno aderire allo sciopero nazionale in difesa del servizio sanitario organizzato dai sindacati Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up. Roma sarà il fulcro della manifestazione di protesta, con un sit-in alle 11.30 in piazza Santi Apostoli, ma ci si attende iniziative in tutta Italia dalla mezzanotte di oggi a quella di domani.

Chi può aderire allo sciopero?

Oltre a medici ed infermieri, le categorie interessate comprendono quelle dei dirigenti sanitari, tecnici e amministrativi presso gli Enti del SSN (come IZS, IRCCS, Arpa) ed i dipendenti di strutture private o di carattere religioso in convenzione con esso, per non parlare del personale medico universitario e quello sanitario non medico operante nella sanità pubblica e nelle ASL. 

Quali servizi saranno sospesi e quali rimarranno attivi 

È prevista la sospensione delle attività prenotate e programmate come visite mediche specialistiche e interventi chirurgici (la stima è di 180.000 visite e 30.000 interventi da rinviare), mentre le prestazioni di necessità pubblica non saranno toccati dalla protesta. In sostanza, emergenza e pronto soccorso non incorreranno in interruzioni o ritardi. 

Per contrastare la carenza di personale sanitario si ricorre alle risorse extra-nazionali. 

I tagli alla sanità: i perché della protesta 

I bisogni della sanità pubblica – un servizio essenziale – sono da tempo ignorati dalle autorità: la carenza di personale, i tagli dei posti letto, le paghe drasticamente inferiori alla media europea sono diventati ormai problemi cronici che affliggono il settore. Ma l’elemento scatenante che ha fatto dire ‘basta’ sono gli annunciati tagli previsti dal governo e l’ulteriore riduzione delle pensioni per i lavoratori. La previsione è di ben due miliardi di euro sottratti agli investimenti di natura medica solo per il 2024 (e continuativamente per gli anni successivi); non è inoltre stato reso noto verso quale scopo verrebbero reindirizzati. 

Una prospettiva apocalittica: la crisi del settore sanitario 

Queste lugubri notizie si incastrano in un quadro già piuttosto tragico: secondo la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, presto ci troveremo davanti ad un’abissale carenza di infermieri: entro il 2033 circa 127.000 andranno in pensione, lasciando scoperti quasi 20.000 posti. Il numero di laureati in uscita, infatti, non è abbastanza alto da coprire le posizioni vacanti. A pesare ulteriormente su questa cifra sconfortante è la vera e propria fuga all’estero di questi professionisti; la stima dei trasferimenti supera i 3.000 all’anno. 

Per contrastare l’esodo, negli ultimi mesi è andato aumentando il numero di medici reperiti da paesi esteri come India e Argentina, i quali tuttavia non dispongono sempre di tutti gli strumenti per prestazioni di qualità, specialmente perché senza previa conoscenza della lingua. 

 

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Le richieste 

Con lo slogan “La sanità pubblica non si svende, si difende!”, le richieste avanzate dai sindacati vertono per lo più su nuove assunzioni, aumento degli stipendi attraverso la detassazione dell’indennità sanitaria, l’abolizione dei tagli (soprattutto quello riguardante l’assegno previdenziale) e lo stanziamento di risorse adeguate all’erogazione di un servizio di qualità.