Sì, i sogni possono essere premonitori: la Scienza spiega il significato (anche quando sono stranissimi)
Anche quelli più bizzarri.
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La premessa è che i sogni possono essere letti da ciascuno, ciascuna, come meglio crede: messaggi dell'universo, previsioni o viaggi nei ricordi. Ma senza nulla togliere alla poesia delle diverse interpretazioni, parliamo del fatto che la scienza parla, in effetti, di sogni premonitori. Non sarebbero quindi soltanto rielaborazioni dei ricordi ma potenti simulatori del futuro, anzi dei futuri possibili.
Uno studio pubblicato su Nature Reviews Neuroscience ha evidenziato come, durante il sonno REM, il cervello non si limiti a rielaborare ciò che è accaduto, ma costruisca scenari sociali e situazioni ipotetiche. In altre parole, sogniamo per prepararci.
Il nostro cervello a luci spente simula conversazioni non ancora avvenute, affronta sfide probabili e prova a dare risposte a emozioni non ancora provate. È come un laboratorio segreto di problem-solving notturno. Questa funzione predittiva ovviamente non ha nulla di soprannaturale. È semmai evolutiva.
Questo studio affronta il ruolo funzionale del sogno e del sonno REM da una prospettiva neuroscientifica, ipotizzando che i sogni non siano solo un sottoprodotto del sonno, ma abbiano un valore adattivo concreto. Nel senso che i sogni sono interpretati come simulazioni mentali che aiutano l’individuo a muoversi nella vita "vera". Servono intanto a consolidare la memoria emotiva, a rafforzare cioè il ricordo di esperienze cariche di emozioni, ma anche a rielaborare esperienze sociali anche in ambienti simulati.
Questo serve a migliorare l’intelligenza emotiva e la capacità di reagire a eventi futuri. In tal senso, i sogni sono funzionali alla sperimentazione di situazioni ipotetiche in modo sicuro, grazie a un'attività cerebrale che collega aree emozionali (amigdala, ippocampo) con quelle visive e associative.
"ho fatto un sogno stranissimo": il cervello funziona alla grande
Gli autori dello studio ritengono anche che la struttura bizzarra del sogno non sia un errore, ma un effetto dell'iperassociatività della mente durante il sonno. Questo permette di collegare elementi lontani nella memoria, favorendo la creatività e la capacità di problem-solving. La stranezza nei sogni non è quindi un errore ma anzi una caratteristica strutturale del modo in cui il nostro cervello elabora pensieri, emozioni e memorie (durante il sonno).
Nell'analisi delle cosiddette bizarrerie oniriche si sono sviluppate varie teorie. Una di queste, risalente agli anni Settanta del Novecento vuole che i sogni nascano da impulsi elettrici casuali generati nel tronco encefalico durante la fase REM del sonno.
Il cervello, nel tentativo di dare senso a queste stimolazioni disordinate, costruisce narrazioni frammentate e incoerenti ma ricche di significato emotivo. In sostanza: il sogno è il risultato di una mente che cerca ordine nel caos.
Negli anni Duemila sono nate altre due teorie che hanno raffinato ancora di più l'idea. Studi pubblicati su riviste come Dreaming e Consciousness and Cognition hanno dimostrato che durante il sonno REM il cervello entra in uno stato di iperassociatività: ricordi lontani, immagini simboliche, desideri nascosti e pensieri latenti si intrecciano liberamente, senza i freni razionali che la veglia impone.
i sogni sono desideri, ma anche ricordi, ma anche simulazioni di cose probabili
Questo spiega perché nel sogno vediamo accadere l’impossibile: è la logica si piega e a volte ci azzecca. Ed è proprio qui che risiede il valore creativo dei sogni. La neuroscienza sostiene anche che questa apparente assurdità abbia una funzione evolutiva precisa: testare scenari estremi, esercitare la flessibilità cognitiva, simulare problemi senza conseguenze reali.
Delle ricerche dell’Università di Roma La Sapienza mostrano come i sogni più strani vogliano sempre dirci qualcosa: la stranezza non va spiegata come semplice confusione mentale ma al contrario, potrebbe essere il modo più raffinato che la mente ha per pensare al di fuori degli schemi.
È vero pure che alcune persone dichiarano di non sognare mai, ma non è vero: sognare è un’attività biologica comune a tutti, la differenza sta nel ricordo onirico, che può essere compromesso da farmaci, stress o minore attivazione delle aree cerebrali coinvolte nella memoria (come la giunzione temporo-parietale). Chi sogna e ricorda sembra avere una marcia in più nella gestione emotiva quotidiana, mostrando maggiore capacità di adattamento alle situazioni stressanti. In fondo, sognare - e ricordare . è un atto di equilibrio neurobiologico ma anche un privilegio: in ogni sogno c’è un’ombra del passato e pure una previsione del possibile.
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