Le merendine industriali confezionate
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Il capostipite è considerato a tutti gli effetti il «Mottino», un panettone mignon lanciato sul mercato negli anni ’50, ma la vera svolta è arrivata dieci anni dopo con il «Buondì», la prima tra le merendine industriali confezionate a proporsi al posto della classica brioche.
Il mercato delle merendine è in continua evoluzione e oggi offre una grandissima varietà di prodotti diversi per ingredienti, ricetta e tecnologia di produzione. Si va da quelle più golose ed elaborate a quelle più semplici, dai grandi classici alle nuovissime tendenze, senza dimenticare le intolleranze, le allergie e le esigenze particolari di molti.
Per arginare il fenomeno crescente dell’obesità infantile e migliorare l’alimentazione dei più piccoli l’industria delle merendine oggi si impegna sempre più a ridurre l’apporto energetico e le porzioni, cercando di migliorarne al contempo l’equilibrio nutrizionale e riducendo il contenuto di grassi e zuccheri.
In generale, comunque, è bene evitare le merendine che contengono grassi idrogenati, grassi trans e conservanti.
Le merendine industriali: come si producono
La lavorazione industriale riduce al minimo l’intervento manuale dell’uomo: le materie prime per le merendine vengono conservate a temperatura e atmosfera controllate e prelevate e dosate per l’impasto in modo totalmente automatizzato.
Sistemi meccanici sofisticati controllano e segnalano qualunque anomalia a operatori umani specializzati, che intervengono solo in caso di allarme.
Ad impastare e dare forma ai prodotti, che poi vengono infornati da linee automatiche a condizioni ottimali di umidità, temperatura e termoventilazione, sono dei veri e propri robot.
Dopo la cottura, le merendine stazionano in camere sterili e climatizzate per essere raffreddate. Seguono le procedure per il taglio in porzioni, la farcitura, l’eventuale copertura, inzuppatura e decorazione. Ciascuna merendina viene poi automaticamente porzionata secondo la grammatura prevista, confezionata ed etichettata.
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