Mansplaining: i segnali per capire quando ne sei vittima
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Tutte siamo state almeno una volta vittime di mansplaining, un fenomeno parecchio diffuso soprattutto in ambito lavorativo, quando i colleghi uomini tendono a spiegare come lavorare alle colleghe donne. Il paradosso sta nel fatto che spesso chi parla non ha alcuna competenza in merito al discorso; se a questo ci aggiungiamo un fare arrogante e presuntuoso, avremo il perfetto identikit del mansplainer.
Come individuarlo? Oltre alle parole, una cosa che possiamo fare è osservare il linguaggio del corpo.
Mansplaining: in cosa consiste questo fenomeno?
Il mansplainer di professione si sente superiore per natura, e il suo unico scopo nella vita è spiegare qualcosa di ovvio a una collega donna, cercando di insegnarle la professione, screditando le sue parole e soprattutto le sue competenze. Ma perché? Cosa c'è alla base di questo fenomeno? Paternalismo, accondiscendenza, sottovalutazione e arroganza che spronano il maschio a far valere la propria opinione come massimo esperto dell'argomento, mettendo in dubbio la parola altrui e ignorando le competenze solo perché questo "altrui" è una donna. Non capita solo in ambito lavorativo, il mansplaining avviene anche in famiglia, nella coppia o tra amici. In generale, si tratta di un argomento molto delicato perché è facile utilizzare questo termine in qualsiasi discussione tra uomo e donna; le cose non stanno esattamente così, ecco perché qui di seguito ti spieghiamo i segnali che fanno presagire di essere vittime di mansplaining.
Come riconoscere il mansplaining? 3 segnali inequivocabili
Hai mai sentito un collega, un amico oppure un famigliare rivolgersi a te con tono paternalistico e frasi del tipo "lascia che ti spieghi...", "forse non sai che..." oppure il più generico "voi donne dovreste capire che..." a cui segue ovviamente un monologo lungo e pesante? Bene, ecco un chiaro esempio di mansplaining.
Il mansplainer lo riconosci anche perché parla sempre di qualcosa di non richiesto e soprattutto inutile ai fini del discorso, ma questo per lui è assolutamente soddisfacente perché rafforza il concetto di superiorità di genere.
Anche se siamo nel 2021, dobbiamo ammettere di trovarci in una società ancora patriarcale, dove i principali ruoli di potere sono gestiti da maschi sopra i 45 anni di età. Quando invece, è una donna a occupare una posizione di potere (e per fortuna questo avviene sempre più spesso), capiterà sempre più di frequente che un collega uomo vorrà spiegarle come fare il suo lavoro. E non importa che lei sia pagata per le sue competenze, o se il collega uomo non abbia alcuna autorevolezza in merito: l'opinione maschile non richiesta vincerà in ogni caso.
1 - Interrompere una donna mentre sta parlando
Ecco il primo segnale per riconoscere il mansplaining: essere interrotte mentre si sta parlando. Secondo uno studio condotto dall'Università di Princeton, durante gli incontri o le conversazioni di lavoro e non solo, gli uomini tendono a prendere 3 volte più spesso la parola rispetto alle donne, anche a costo di interrompere chi sta parlando in quel momento. Cerca di farci caso, sarà capitato almeno una volta a tutte di essere delegittimate da una conversazione, ed è un fenomeno sempre più frequente soprattutto in ambienti prettamente maschili o quando si fa una professione che da anni è associata all'uomo: informatica o tecnologia ne sono un esempio lampante.
2 - Parlare di ciò che non si conosce
Parlare di ciò che non si conosce, pur di parlare, è questo il tipico modo di fare del mansplainer. Gli uomini sono da sempre più propensi, rispetto alle donne, a vantare attraverso le parole, esperienze che in realtà non possiedono ed esporsi su argomenti che non padroneggiano. Il mansplaining è subdolo, si tratta in poche parole di una forma di sopraffazione spesso sottile e non facilmente individuabile soprattutto quando a metterla in pratica è un collega o una persona di cui ci fidiamo. La cosa ancora peggiore è che sentirsi fare la paternale spesso e volentieri genera rabbia e fastidio, ma sul momento ci lascia incapaci di agire.
3 - Essere inopportuni
Anche il web è costellato da tipici esempi di mansplaining: capita spesso di ricevere commenti velatamente paternalistici se si prova a esprimere un'opinione su qualcosa o si parla di argomenti per i quali si è autorevoli. Se sei donna, hai il 90% di probabilità che questo accada e arrivi qualcuno a dirti come farlo meglio di come tu lo stia già facendo. Sì perché, diciamolo, i mansplainer più scaltri, riescono a far passare la loro prepotenza sottoforma di consiglio con frasi del tipo "è solo un consiglio il mio...", peccato non sia stato richiesto!
Come reagire al mansplaining nel modo giusto
Abbiamo visto fino a qui che il fenomeno del mansplaining è molto frequente negli ambienti di lavoro: se il capo è donna e sta esponendo un argomento andando anche nei dettagli, potrebbe capitare che venga interrotta da un collega che si sente in dovere di aggiungere dettagli, quando in realtà non sta facendo altro che ripetere i concetti già ampiamente spiegati dalla responsabile. In tutti i casi in cui ti accorgi di essere vittima di mansplaining, cosa fare? Segui questi consigli.
- Mantieni la calma
- Replica con domande dirette che tendono a spiazzare
- Avere un approccio sicuro
- Scherzarci su
- Ignorare il mansplaining
- Mai prenderla sul personale
In generale, ricorda che il mansplaining è un fenomeno che va eradicato smontando tutte le convinzioni e neutralizzando, anche con l'aiuto di persone alleate, i comportamenti inopportuni.
Il concetto di mansplaining e le sue declinazioni
Rebecca Solnit è la scrittrice che abbiamo citato all'inizio di questo articolo, ed è stata proprio lei a citare per prima il termine mansplaining in quanto, durante una conversazione con un suo collega scrittore, si è trovata più volte a essere interrotta e le è stato suggerito di leggere un saggio per informarsi su un determinato argomento, ma guarda caso era proprio uno dei suoi scritti!
Da questo episodio nasce il suo libro Gli uomini mi spiegano le cose, il quale affronta e approfondisce la questione del mansplaining, neologismo diffusosi immediatamente dopo aver trovato terreno fertile proprio tra tutte le donne che ne erano state vittime e si riconoscevano in quello che Rebecca scriveva.
Non esiste una traduzione in italiano della parola mansplaining, anche se la scrittrice Violetta Bellocchio ha proposto l'espressione spiegazione virile, che però non ha mai avuto larga diffusione. Altre espressioni associabili a una traduzione italiana di mansplaining sono: minchiarimento e spiegazione maschia. Trattandosi di un fenomeno estremamente sentito e attuale, la cantautrice Francesca Michielin in collaborazione con Calcutta, ha dedicato il singolo Femme proprio al mansplaining.
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