Il nuovo album di Loredana Bertè: una dedica alle donne e una denuncia contro le violenze
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Che Loredana Bertè fosse un vulcano di idee e una forza della natura lo sapevamo già. Per questo non ci stupisce che a 71 anni torni con un nuovo album, il diciottesimo per l’esattezza. Si intitola “Manifesto” ed è una dedica a tutte quelle donne che lei definirebbe “Figlie di…Loredana”, per citare uno dei suoi ultimi successi musicali. All’interno della tracklist, che prevede collaborazioni con artisti più contemporanei come i rapper Fedez e Nitro, non mancheranno anche contenuti più impegnati, come le denunce contro la violenza di genere, che lei ha subito in prima persona.
"Manifesto" parla di denuncia, libertà e donne
Dopo aver fatto la storia della musica con pietre miliari del calibro di “Sei bellissima” e “Non sono una signora” ed essere tornata trionfante sul palco di Sanremo, Loredana Bertè non ha nessuna intenzione di sedersi sugli allori. Lo dimostra il fatto che oggi esce il suo nuovo album, “Manifesto”, un prodotto incentrato sulla celebrazione e l’emancipazione delle donne. Donne di ferro, ma anche fragili, come tiene a sottolineare la cantante. “In ognuna di loro ci sono io”, aggiunge la Bertè, la cui produzione artistica ha sempre avuto un focus specifico sulla figura femminile e sul ribaltamento di quelli che sono gli stereotipi a essa inerenti. “Mi sono sempre ribellata al ruolo di donna oggetto che ci volevano e ci vogliono, ahimé, ancora dare”, ricorda l’artista nel ripercorrere le tappe più salienti della propria carriera.
"Ho smesso di tacere", una canzone di denuncia contro le violenze sulle donne
Una canzone, in particolare, rappresenta a pieno l’anima di questo album. “Ho smesso di tacere”, un pezzo scritto per lei da Luciano Ligabue dopo che quest’ultimo ha appresso la terribile storia di violenze subite in gioventù da Loredana. La Bertè, infatti, nel corso di un’intervista, aveva raccontato di essere stata vittima di uno stupro all’età di 15 anni. L’uomo, in questione, l’aveva “massacrata di botte” e “violentata senza nessun riguardo né scrupolo”, per citare le parole con cui la cantante ha descritto l’orribile episodio che l’ha irrimediabilmente segnata per tutta la vita.
Loredana Bertè e la difficoltà a denunciare il proprio aggressore
“Ho smesso di tacere” è quella che la Bertè definisce “la perla di questo album”, un brano in cui si parla con estrema sensibilità di un argomento tanto delicato e si esorta le vittime a denunciare sempre e comunque. L’artista originaria di Bagnara Calabra, infatti, avendo vissuto questo trauma sulla propria pelle, sa quant’è difficile trovare la forza di sporgere denuncia. Lei stessa ha atteso 45 anni prima di farlo, essendo stata preda della paura “perché la violenza si chiude sempre con la vergogna”, come confessa a malincuore, spiegando di aver aspettato così tanti anni proprio a causa dell’atteggiamento della società, che tende a colpevolizzare la vittima e a giustificare l’aggressore. Oggi, però, ha trovato finalmente il coraggio di parlarne apertamente e con questa canzone spera di “aiutare chi ha vissuto o sta vivendo la stessa situazione e non ha la forza di denunciare”.
L'evoluzione di Loredana Bertè, l'icona femminile del rock italiano
Grintosa e istrionica, Loredana Bertè è sin dagli anni Settanta una delle star più amate della musica italiana.
Sorella minore dell'indimenticabile Mia Martini, Loredana è nata a Bagnara Calabra il 20 settembre 1950 e già da giovanissima ha iniziato ad avvicinarsi al mondo dello spettacolo, sia come cantante che come ballerina. Il primo successo arriva con Sei bellissima nel 1975 e da lì è tutto in discesa: tra Festival di Sanremo e album cardine della musica del nostro Paese, Loredana riesce a conquistare il titolo di Regina del Rock italiano e a vendere nell'arco di tutta la sua carriera oltre 7 milioni di album e 30 milioni di singoli in tutto il mondo.Tra Non sono una signora, E la luna bussò e Dedicato, la signora Bertè ci ha regalato perle della musica italiana.
A questa serie di successi, si aggiungono però svariate vicissitudini della sua vita privata che hanno fatto parlare lungamente di lei anche fuori dalla sfera musicale. Dalle polemiche suscitate nel 1986 a Festival di Sanremo, quando si esibì con un finto pancione, che fece inizialmente sospettare di un'ipotetica gravidanza, alla turbolenta relazione con il tennista Bjorn Borg, la quale la spinse sull'orlo del suicidio nel 1991, il nome di Loredana Bertè è apparso spesso sulle prime pagine delle riviste, diventando lei stessa una vera icona della vita dettata dal rock 'n' roll.
Il suo amore per la musica è sempre stata la costante della sua vita e anche oggi, all'alba dei suoi 70 anni, Loredana non pensa minimamente a lasciare il suo posto in prima fila da protagonista della canzone italiana. A Sanremo 2019, infatti, con il singolo Cosa ti aspetti da me, si è classificata "solo" al quarto posto, ma per molti è stata la vincitrice morale dell'edizione, visto che è riuscita sia a scatenare l'ira del docile pubblico sanremese per non averla vista sul podio sia a entrare nelle prime posizioni delle radio tra i brani più trasmessi e ascoltati del febbraio 2019.
Fuori da ogni regola, originale e unica, Loredana continua a farci cantare, ballare e sorridere con le sue canzoni. Sfoglia la Gallery e scopri l'evoluzione di questa straordinaria rock star tutta italiana, dagli anni Settanta a oggi!
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Una continua fonte di ispirazione
Insomma, anche con quest’ultimo lavoro, Loredana Bertè si riconferma una fonte d’ispirazione per tutti noi. Una donna imperfetta che, nella sua vulnerabilità, è stata in grado di superare gli alti e i bassi (a tratti bassissimi) della vita, rialzandosi più forte di prima, anche quando era già data per spacciata. “Non rinnego niente”, tiene a sottolineare con un certo orgoglio, nella convinzione che i suoi sbagli “dovrebbero essere il più grande patrimonio dell’Unesco”.
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