Chiara Brughera è Managing Director di SheTech, associazione no-profit nata con l'obiettivo di colmare il gender gap nel mondo della tecnologia, del digitale e dell'imprenditoria, attraverso attività di networking, empowerment e formazione. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla, ecco le sue risposte.

Non perdere l'intervento di Chiara Brughera durante l'evento WomenX Impact, che si terrà a Bologna dal 18 al 20 Novembre!

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Raccontaci del tuo percorso

Dopo aver lavorato per alcuni anni in ambito customer care e organizzazione di eventi, nel 2015 sono entrata nel team di Talent Garden, rete internazionale di spazi di coworking, ricoprendo il ruolo di coordinatrice della community Europea e successivamente di direttrice delle sedi milanesi. Dopo questa esperienza durata 5 anni, da fine 2019 lavoro per SheTech, associazione no profit nata con l'obiettivo di colmare il gender gap nel mondo della tecnologia e del digitale. Sono appassionata di community management, infatti sono co-organizzatrice di eventi come l’Italian Community Managers Summit. Per arricchire le mie competenze in un ambito che mi appassiona molto, ovvero quello del diversity e inclusion, quest’anno ho frequentato il Master in Gender Equality e Diversity Management di Fondazione Brodolini.

Donne e Tech: a che punto siamo?

Secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, a livello globale, ci vorranno 135.6 anni per raggiungere la parità di genere e il gender gap è più alto nei settori dove sono richieste competenze tech.
A livello italiano la percentuale di ragazze che scelgono corsi STEM sul totale delle iscritte in università è pari a circa il 18%. Inoltre, anche se le ragazze iscritte a corsi STEM presentano risultati accademici più elevati, i tassi di occupazione e retribuzione sono più bassi rispetto agli uomini. L’Italia è anche tra le ultime posizioni quando si parla di parità di genere digitale, secondo il punteggio Women in Digital si posiziona 25esima tra 28 paesi europei, ben 12 posizioni sotto la media europea.
Sicuramente ci sono molte realtà e aziende che stanno lavorando su queste tematiche ma i dati confermano che c’è ancora molta strada da fare. Partire dai numeri e dalla consapevolezza è sicuramente un primo passo, una spinta per poi trovare soluzioni concrete che possano davvero aiutare a colmare il divario di genere nel mondo tech.

Perché, secondo te, ci sono meno donne iscritte a facoltà scientifiche / tech?

Credo che i motivi principali siano due: il primo sono gli stereotipi che da sempre ci portano a pensare che le ragazze siano “meno portate” per le materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), stereotipi che sono ancora oggi molto radicati nella nostra cultura e su cui bisognerebbe lavorare già alle scuole primarie. Il secondo motivo è la mancanza di role model, esempi di donne che lavorano in questi ambiti, persone che non per forza hanno raggiunto ruoli apicali in azienda, ma che svolgono lavori STEM nel quotidiano: dalla data scientist all’astrofisica, dalla programmatrice all’esperta di marketing.

Che consiglio daresti ad una giovane donna che vuole intraprendere una carriera nel mondo tech?

“The only way to do great work is to love what you do” è una delle mie citazioni preferite. Credo sia importante assecondare i nostri interessi e fare quello che veramente ci piace e ci dà soddisfazione, ma sempre stando con i piedi per terra e guardando a cosa il mercato del lavoro offre. Il mio consiglio è quello di non avere paura di buttarsi, di mettersi continuamente in gioco e di continuare a studiare sempre.